Questa mattina leggo, finalmente, quello che penso da molto tempo e mi scopro concorde con Marco Tullio Giordana (articolo di Repubblica di Franco Montini).

Doppiare un film è un’aberrazione dell’opera a volte insopportabile.

L’argomento scaturisce dalla notizia di un’affluenza incontrollata al Cinema Barberini di Roma per le proiezioni di Django Unchained in lingua originale. Io dico era ora! Il film ha superato l’incasso dell’analogo doppiato nello stesso cinema. Certo tutta Roma è andata al Barberini, l’unico ad avere una copia originale del film di Tarantino ma è un segnale di come finalmente ci sia un risveglio dal torpore dei soliti Giammino, Cordova, Onorato, Rizzini, Rossi, Ward, Caprio, Catania, Pannofino, Boraschi…

Sarà l’abitudine alla visione di serie televisive in lingua originale, spesso sottotitolate, forte di un allenamento quasi decennale ma di sentire ancora “voci recitate” troppo spesso fuori controllo, tanto da coglierne il senso di improbabilità, mi ha stancato.

Con questo non voglio dire che i nostri doppiatori siano dei cani (ora dovrei citare Pannofino in René Ferretti) anzi, sono probabilmente tra i migliori ma non è sufficiente per un’opera così complessa come il cinema. Guardare, anzi ascoltare un qualsiasi film di Woody Allen in lingua originale e rendersi conto che è un’altra cosa e che per decenni abbiamo vissuto un incredibile misunderstanding? Ascoltare un Jack Reacher con la voce originale di Cruise mi fa capire che c’è un vero attore anche se belloccio e probabilmente alieno (dottrina di Scientology). E se siete un Tarantiniano DOC come il sottoscritto perché perdersi “Ezekiel 25-17” recitato da un grande Samuel L. Jackson?

Ma non solo, i cineasti tendono a usare sempre l’audio in presa diretta, questo purtroppo nel doppiaggio scompare in parte, il risultato è una percezione lontana dell’ambientazione. La parte curiosa è che nessuno se ne accorge fintanto che si visionano solo prodotti doppiati.

Non parliamo poi delle battute in sceneggiatura, a volte riscritte di sana pianta per rendere incisiva una parte comedy, o semplicemente perché nel mondo si ride per motivi diversi dai nostri.

Ecco il punto, io voglio vedere un’opera originale non adattata ai miei gusti, sarà, ma se vado in Francia mangio francese. Se non mi piace la comicità anglosassone non vado al cinema a vedere un film comedy in inglese in fine ritengo che snaturare un prodotto dal contenuto artistico sia un’operazione talmente complicata da risultare sempre un azzardo impossibile. Se poi si ripercuote su più media come nel cinema direi che risulta insopportabile.

Prossimamente andrò a vedere Les misérables e apprendo con enorme piacere che la distribuzione italiana non ha nemmeno preso in considerazione la traduzione ma solo dei sottotitoli. Chiaramente è un musical ma c’è speranza per un futuro diverso.

Se qualcuno mi chiede di vedere un film doppiato, se posso, rispondo “No liscio grazie”

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