L’invasione delle Barbabietole su Schio: non una delle piaghe d’Egitto, ma un’onda di cui tutti hanno iniziato a parlare.

L’invasione delle Barbabietole su SchioSiamo viviCammini per la città di Schio e vedi persone che ti salutano, persone che non conosci ma che ti conoscono. Una parola è sulle loro bocche, e sembra sussurrata, eppure alle mie orecchie è un urlo: Sugarpulp, dicono.

Una parola che fino a due mesi fa era straniera, e che oggi pare così familiare. La città è stata travolta da un’onda di novità. Non quella parola demagogica e stuprata, perché oggi con il termine “novità” si intendono quei vecchiumi che si mimetizzano, cercando nomi e volti freschi che in realtà sono solo maschere del già-visto e del già-sentito.

Parlo della novità vera, quella alla quale tanti occhi sgranati si sono aggrappati in questi due mesi di proposte culturali che davvero in città non si erano mai viste.

Siamo vivi. Abbiamo racimolato il nostro amore per la letteratura, per il fumetto, per l’arte in generale e, creando un gruppo di persone entusiaste, abbiamo deciso che sì, era tempo che Sugarpulp, con tutto il suo bagaglio di esperienza e solidità, mettesse radici anche in questa piccola terra che per troppo tempo è rimasta a sbadigliare di noia.

E ora di Sugarpulp si parla un sacco, a Schio. Non starò qui a narrarvi in maniera didascalica la cronaca degli eventi proposti in quella che è stata la prima rassegna culturale di Sugarpulp Schio. Chi segue questa splendida realtà sa di che cosa stiamo parlando, e chi non lo sa ha molto materiale a disposizione per farsi un’idea (grazie soprattutto alla nostra barbabietola Nicolò Dalle Molle, che ha puntualmente pubblicato sul blog di Sugarpulp i resoconti di ognuno degli eventi organizzati).

Perciò no, non sono qui in veste di cronachista. Sono qui in veste di vittima dell’onda che ha travolto Schio.

L’invasione delle Barbabietole su SchioMi presento a voi come l’alcolista che si reca all’Anonima per raccontare la propria esperienza. Ma, a differenza dell’alcolista, la mia esperienza è stata una delle più positive della mia vita. E, in analogia con lui, ha iniettato in me una dipendenza dalla quale non ho alcuna intenzione di disintossicarmi.

“Salve, mi chiamo Riccardo e ho un problema…” così dovrei iniziare. E invece no. Non ho problemi da elencarvi. Ho alcune gioie. La gioia di aver visto così tante persone a ognuno degli eventi proposti. Con lo scarso tempo a disposizione, con tutte le improvvisazioni del caso, con tutta l’inesperienza di cui noi eravamo (e tutt’ora siamo) affetti, in pochi giorni un manipolo di spettatori ha deciso che sì, Sugarpulp Schio doveva essere seguito, supportato, sopportato, elogiato, criticato, promosso, insultato. Insomma, Sugarpulp Schio doveva esistere!

La gioia di aver messo insieme un gruppo di persone che davvero credono in questo progetto, e a cui tutta l’associazione deve il proprio ringraziamento: Marco, Clara, Elena, Alberto, Giovanni, Silvia, e i motivi di questi ringraziamenti sono così tanti e così incomunicabili che, insomma, li sapete voi e non occorre pronunciarli.

La gioia di aver avuto la collaborazione della Libreria Ubik e del Ristorante Due Mori, senza i quali tutto questo non sarebbe mai stato possibile. In particolare, a Dimitri Longo, che ha saputo sopportare l’inesperienza, facilitare l’organizzazione, promuovere gli eventi, e soprattutto stare sempre allo scherzo (cosa che per noi è di assoluto rilievo, viste le parcelle del nostro psicanalista).

La gioia di essere stati così apprezzati e promossi dai “veterani” di Sugarpulp. Andrea, sempre presente e cazzaro come solo le barbabietole sanno essere; Giacomo, che ha lavorato da dietro le quinte e si è perso praticamente tutta la rassegna, perché i virus non perdonano neanche gli editori.

E tutta la crew di Sugarpulp che ci ha dato i feedback più importanti per migliorarci in corso d’opera. Questi non sono i ringraziamenti che si farebbero quando si viene eliminati da un quiz televisivo. Questa è la vera felicità di aver toccato con mano cosa significa avere messo in piedi qualcosa di genuinamente “nostro”, e di averlo visto fiorire tra le mani.

Grazie a Carlo Callegari, che si è fatto rapire, minacciare, strapazzare, legare, incappucciare, deridere, e che poi ha fatto un bagno nel Piovego con un bel paio di stivali di piombo.

Grazie ad Alfredo Colitto, nome di spicco della nostra rassegna che speriamo possa tornare presto tra le barbabietole.

Grazie allo Spritz Letterario, con il quale la collaborazione sarà fertile e piena di future collaborazioni, per ridare dignità culturale alla provincia di Vicenza.

Grazie a Carlo Vanin, vero Mostro della nostra rassegna sotto tutti (TUTTI) i punti di vista.

Grazie a Andrea Tralli, che per Sugarpulp si è fatto ammazzare e poi è risorto (in anticipo su Gesù, fatevi due conti a riguardo).

Grazie a Matteo Strukul, alla sua Mila, alla sua simpatia, e al momento in cui lui stesso diventerà Mila, rendendola forse più barbuta e meno interessante di com’è ora.

Grazie allo Schio Comics, per troppi motivi (in tutto 27) per poter essere qui elencati. A voi Sugarpulp deve molto.

Grazie a Sara, che ha sempre seguito i nostri eventi dandoci grande risalto sul Giornale di Vicenza.

Grazie a Matteo, Daniele e Alessio, per le partecipazioni musicali.

Grazie a Eros, per le letture dense di emozione.

Siamo vivi. Siamo pronti ad andare avanti come locomotive, perché Schio parla di noi, parla delle barbabietole come fossero alieni sbarcati in città. Alieni che ridono, fanno ridere, usando la cultura.

La prossima rassegna si terrà tra maggio e giugno, e presto avrete le coordinate per essere presenti, duri e puri come solo chi ama Sugarpulp sa essere.

Siamo vivi, e non c’è riposo. Siamo vivi, e questo è ciò che più importa. E se i morti il cervello lo mangiano, i vivi il cervello lo usano. Le barbabietole non sono da meno. Ma, oltre a questo, se la ridono di gusto.

Grazie di tutto.

 

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