Il mio nome è Full, Jerk Full

Eccomi arrivato in Sugarpulp. Il mio primo post sul Sugardaily, il blog di Sugarpulp.

Dannazione, non ci credo ancora. Voi penserete che sono un leccaculo – e in certi casi avete ragione – ma è proprio così: scrivere su Sugarpulp mi fa essere felice.

Grazie a Giacomo (Brunoro) e ad Andrea (Andreetta) che, dopo la fine della mia avventura di blogger improvvisato su Linkiesta (avventura conclusa per mia volontà dopo l’abbandono dell’ex direttore Jacopo Tondelli – un amico – a seguito del brutale licenziamento di Max Gallo), mi hanno proposto di iniziare a scrivere anche qui. Ne sono onorato, quindi. E sparo un burp.

Siccome ho la cognizione della mia pregna insignificanza, faccio il mio primo post presentandomi.

Premesso che il “chi sono” ufficiale lo trovate sul mio blog, tengo qui a spiegare perché scrivo con un alter ego che in italiano, di nome, fa “idiota” e che trova dimora nella sembianze di un somaro.

Innanzitutto, inutile girarci attorno, scrivo con un alter ego perché sono un codardo. Nascondermi dietro il simpatico muso di un ciuco mi consente un quieto riparo; ditemi quel che volete, tanto parlate a un somaro: non mi offendo di nulla.

A dire il vero però, all’inizio decisi di scrivere con un pseudonimo innanzitutto per essere più libero e per proteggere la dimensione professionale del mio io reale. Infatti, sapendo che sarei partito scrivendo di libri hardboiled – che amo – essendo però consapevole della degenerazione in cui sarei incappato passo dopo passo, se avessi scritto con il mio nome e cognome, ne avrebbe risentito il mantenimento della mia famiglia. Alla lunga, insomma, sarei stato cacciato dal serioso luogo di lavoro in cui rivesto – spero ancora per poco – ruoli di responsabilità. E poi, in una società egocentrica come quella italiota, mi piaceva l’idea di nascondermi, scomparire, mandando avanti un ologramma, un pupazzo.

Ma questa codardia utilitarista, alla fine, mi ha disvelato una dimensione fantastica: quella, per l’appunto, dell’alter ego. Dare vita a Jerk mi ha ridato vita. Ha dato spazio a quella parte di me talvolta sedata dalla prigione conformista in cui spesso ci si condanna nella vita di ogni giorno, permettendo alla mia identità autentica – un po’ animale per l’appunto e qualche volta sovversiva – di liberarsi. E di urlare idee, scoreggiare parole, ruttare pensieri, blaterare opinioni. Quelle di Jerk, che sono poi le mie.

Ma il perché scrivo con un alter ego lo faccio dire a un genio, saccheggiando un’intervista di Matt Groening, il creatore dei Simpson. Infatti leggendo le righe che qui di seguito riporto, ho capito che scrivo con un altro me stesso per ricordarmi com’ero da bambino. Dice, infatti, Groening che: “La maggior parte degli adulti si dimentica di com’era da bambino. Io invece ho giurato che l’avrei tenuto a mente per sempre. Da piccoli si è convinti di essere onnipotenti. Pensi che sei tu il creatore dell’universo e che ogni cosa sia lì per assecondare i tuoi capricci. Poi, crescendo, ai i conti con questa cosa che si chiama realtà e scopri che il mondo non collima con le tue idee. Preservare la creatività dell’infanzia è essenziale per non restare schiacciati da questo trauma. Il che non significa necessariamente fare qualcosa di artistico ma essere se stessi, conservare quella parte di noi, magari segreta, che non combacia con la realtà, con il lavoro noioso che ci tocca fare ogni giorno”.

Ecco, Jerk mi aiuta a conservare la parte di me che non combacia con la realtà, ossia la parte più reale di me. Grazie, dunque, a Sugarpulp che mi dà spazio.

Burp.

P.S.

Non parlerò più di me, promesso, se non per prendermi per il culo. Burp

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