Ultima tappa del nostro viaggio nel mondo dello Steampunk in attesa dello Steamcap del 6 e 7 aprile a Cittadella (Pd).

Nei due primi articoli abbiamo analizzato la natura dello Steampunk ed esplorato la sua estetica. Nel terzo articolo abbiamo tirato un po’ le fila della questione, chiarendo alcuni punti sullo Steampunk come genere. Ora, per concludere in attesa dello SteamCamp di domani e dopodomani, vi propongo un esempio “pratico” di ragionamento sul fare Steampunk in modo verosimile come indicato nel precedente articolo.

Immaginiamo uno scenario Steampunk in stile prima guerra mondiale nello spazio.

Ipotizziamo che Marte sia colonizzabile preoccupandosi solo di temperatura notturna e della difficoltà di fare sforzi prolungati senza ossigeno, come avviene nel videogioco cult per lo Steampunk Martian Dreams. Deciso questo, ragioniamo sulla logistica.

Inviare risorse e mezzi dalla terra richiede due anni di viaggio e grandi costi? Bene, allora tutto dovrà essere pensato coerentemente con queste premesse, con truppe e basi di dimensioni limitate buone solo per la guerriglia, piccole schermaglie e sabotaggi, incapaci di ricevere rapidamente aiuti dalla patria. In più acqua e cibo, seppur rari da trovare, non dovranno essere impossibili, perché disporre solo di enormi scorte inviate dalla madrepatria ogni due anni non sarebbe realistico: quanta acqua andrebbe inviata, diciamo, per 1000 uomini per 800 giorni, tra quella per lavarsi, per cucinare  e da bere? Temo troppa perché abbia senso, anche come costi di trasporto.

Serviranno animali alieni da cacciare o meglio ancora serre che producano patate e altri vegetali, allevamenti di maiali o di animali alieni commestibili e soprattutto l’acqua nei canali di Marte (le inondazioni immaginate da Schiaparelli?) o nel sottosuolo.

Introduzione al genere Steampunk Pt IV

Perché le potenze europee si contendono Marte? Per quanto Marte possa essere incredibile, i motivi “umani” devono essere credibili. In uno scenario di guerra sapere come è usato Marte e che limiti tecnologici sono presenti permette di progettare storie sensate.

Marte ha materiali rari come il legno antigravitazionale di Space 1889? Oppure minerali pregiati introvabili sulla Terra e necessari alla più avanzata fisica dell’etere?

Oppure è tutta una competizione per mantenere basi che proiettino ancora più in là nello spazio, magari per trivellare la fascia degli asteroidi e poi sparare i carichi con catapulte elettromagnetiche verso la Terra, in modo che vengano raccolti? O forse si gareggia per scoprire i resti di antiche civiltà sperando di rivelare conoscenza scientifiche che diano un vantaggio alla nazione?

Se invece dei viaggi spaziali vi sono portali dimensionali, allora i portali stessi diventano fondamentali obbiettivi da catturare. La capacità di muovere rapidamente risorse da e verso Marte cresce enormemente: da piccoli scontri locali, stile Africa Orientale Tedesca nella Grande Guerra, si passa a scenari da conflitto continentale.

Diventa credibile anche la possibilità che Marte sia un deserto ostile alla vita e che ogni risorsa arrivi dai portali, mensilmente. Sarebbe strano se le fazioni in guerra non provassero a catturare i portali nemici o a catturare le miniere nemiche sugli asteroidi o a intercettare i carichi per impedire qualsiasi afflusso di materiale al nemico. Devono esserci delle strategie coerenti e credibili, basate su obbiettivi chiari legati al contesto.

Se a guerra iniziata tutta la fascia degli asteroidi è caduta in mano inglese (e quindi tutta l’estrazione mineraria) e i tedeschi non pensano di poter mai conquistare il portale inglese (la base è una fortezza inespugnabile?), e ritengono al massimo di poter difendere il proprio portale (che però è diventato inutile, non ricevendo minerali da inviare in Germania), forse faranno bene a ritirarsi e a far saltare il proprio portale prima che gli inglesi lo catturino e lo utilizzino al loro posto.

Se invece  i tedeschi sono in grado di proiettare rapidamente forze su Marte e gli inglesi fossero a corto di uomini perché stanno venendo tutti impegnati per dare la caccia ai corsari tedeschi rimasti nella fascia degli asteroidi, sarebbe strano se i tedeschi non tentassero di conquistare il portale inglese. Se gli inglesi hanno i minerali, ma non la possibilità di spedirli o di ricevere rifornimenti (sotto assedio senza essere assediati), prima o poi dovranno lasciare anche le miniere ai tedeschi e consegnarsi come prigionieri.

Se in più si decide di fare Science-Fantasy più spinto, aggiungendo elementi spiccatamente Fantasy alla storia, come le fatine, ecco che anche le fatine dovranno avere un senso. Prima di tutto il lettore si aspetterà e rispetterà maggiormente una conoscenza storica della fatine. La cosa può sembrare strana, ma basta leggere il tentativo di spiegazione scientifica sulla natura delle fatine data da Arthur Conan Doyle nel suo The Coming of the Fairies del 1922 per trovare risposte più che adeguate e perfettamente adatte per il periodo. Ecco ottenuta la credibilità storico-mitologica. Che poi si può reinterpretare in spirito Steampunk, a piacere.

Passiamo al motivo per cui sono lì. Queste fatine a cosa servono? Sono staffette nell’esercito perché non esistono radio da campo e sono rapide, piccole e affidabili? Sono ingegneri che si occupano di entrare dentro i colossali Automi da Guerra per riparare piccoli guasti e resettare le memorie dei cervelli-meccanici? Sono osservatori per l’artiglieria, capaci di alzarsi in volo senza essere notate o abbattute, mentre una classica mongolfiera militare da osservazione verrebbe non solo fatta subito a pezzi, ma indicherebbe la posizione di parte delle truppe ai nemici? O le fatine hanno ruoli nell’ambito civile?

Introduzione al genere Steampunk Pt IV

Con ragionamenti simili è possibile introdurre altri elementi, come recupero dalla narrativa d’epoca: i marziani armati di tripodi della Guerra dei Mondi magari popolano una città sotterranea nella Valles Marineris e i grandi deserti marziani sono percorsi da tribù guerriere di barbarici mostri con quattro braccia come quelli della serie su John Carter.

Cosa vogliono i marziani nascosti nel sottosuolo? Perché hanno attaccato la Terra a fine Ottocento? Come sopravvivono le tribù di mostri sulla superficie? Come si procurano le armi che usano se sono nomadi senza forge e senza industrie? Vengono armati dalle potenze terrestri e usati contro i rivali o le ottengono come “pagamento” da parte dei marziani del sottosuolo per fare in modo che i terrestri stiano alla larga dalla Valles Marineris e non scoprano dove sono nascosti?
Se abbiamo deciso che Marte è un deserto senza piante né acqua, sarà meglio cambiare idea o la credibilità di queste tribù diventerà estremamente scarsa.

Il fatto che Marte sia “incredibile” (o che i tedeschi abbiano come tenente nell’artiglieria una fatina) non significa che la storia debba essere stupida. Se la storia sembra non credibile e il comportamento umano non è giustificabile, difficilmente un lettore vorrà averci a che fare a meno che l’elemento non credibile non sia parte degli elementi fantastici ricercati dai  lettori a cui ci si rivolge. Per esempio i dogfight spaziali alla Star Wars, per fare una sorta di guerra mondiale nello spazio, sono un elemento comune in certa fantascienza militare. Sono insensati in uno scenario militare spaziale credibile, quindi non puoi proporli se fai fantascienza HARD, ma in altri contesti i lettori li accettano.

Ogni altra idiozia, le vere idiozie non-fantastiche, saranno motivo di fastidio e fuga dall’opera.

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