La nuova Biennale di Venezia: l’immagine di un palazzo enciclopedico del sapere universale e le installazioni che protestano contro il caos dell’inquinamento

« …a rigore, basterebbe un solo volume, di formato comune, stampato in corpo nove o in corpo dieci, e composto d’un numero infinito di fogli infinitamente sottili »

(“La biblioteca di Babele”, in “Finzioni”, Jorge Luis Borges, 1944)

Il Palazzo Enciclopedico: una nuova Babele che cita Borges e urla di protesta

Il titolo della 55. Biennale di Venezia, “Il Palazzo enciclopedico”, ha fatto discutere molto la critica. Ancora una volta, seguendo l’esempio dei curatori della Biennale precedente, l’organizzatore Massimiliano Gioni propone un tema che vede gli artisti confrontarsi con il loro mondo, studiando rapporti fra storie, luoghi e culture.

Il titolo fa un chiaro riferimento al racconto della biblioteca infinita di Borges (“La Biblioteca di Babele”, all’interno della raccolta “Finzioni”), una storia fantastica dove si descrive un universo fatto di stanze esagonali, sede di una biblioteca allucinante che raccoglie tutti libri – composti possibilmente da 410 pagine – in cui sono scritte sequenze di caratteri in ogni combinazione possibile ma senza un ordine preciso.

Un mondo dove gli uomini si stanno pian piano estinguendo, lasciando spazio ad un invincibile e segreto esercito di pagine apparentemente incomprensibili. Una visione postilluminista, dove la ragione non sempre può controllare il corso degli eventi, forse perché anch’essa soggetta a cedimenti verso una follia liberatoria.

Un’esposizione in grande, dove partecipano oltre 150 artisti provenienti da 88 paesi diversi e supportata da 47 eventi collaterali. Una biennale che si concentra sull’elemento del Caos, che sembra tanto essere attuale e contemporaneo, in tempi di una crisi strana e subdola.

“Chaos” deriva dal greco e letteralmente significa “fenditura”, rappresentazione della confusione che regna negli elementi prima dell’intervento del principio organizzatore dell’ordine e, psicologicamente parlando, lo status dell’uomo dopo la cacciata dal paradiso terrestre per la cultura cristiana.

E’ un elemento con un certo peso di significati, in quanto rappresenta anche la dimensione cosmica in cui si trova l’opera prima del processo creativo: per spiegarci meglio, il Caos è l’insieme delle visioni che andranno a comporre, attraverso un principio organizzatore, il lavoro finale.

Il Caos è uno sconvolgimento ma è anche un processo di iniziazione, perciò fondamentale. Consideriamo poi che non è solo proprio delle culture classiche ma è un elemento piuttosto comune in molte culture, fra le quali ricordiamo il Platonismo, l’orfismo, l’ermetismo, l’ebraismo, il cristianesimo e l’alchimia.

La Torre di Babele è un’altra immagine emblematica, un simbolo che ha origine presso i Babilonesi dove la torre era considerata l’asse del cosmo e quindi un anello di congiunzione fra cielo, terra e mondo sotterraneo. Raffigurata come una costruzione che si innalza verso il cielo, dalle forme simili ad una montagna, Babele (dall’accadico Babel, ovvero “porta di Dio”) era lo strumento di comunicazione fra la divinità e gli uomini, fra l’ignoranza e il sapere supremo.

Una scelta importante, quindi, quella tematica della 55. Biennale veneziana, che cerca di recuperare l’atmosfera di un tempo ancestrale ricostruendo un utopico palazzo del sapere universale, dove gli artisti possano porre senza alcun ordine le loro idee di creatività.

Padiglioni dove tutto è possibile soprattutto l’assurdo, anzi, dove l’assurdo torna alla ribalta, insieme alle parole di Borges, Ionesco e Camus. Un’arte in divenendo, che si forma grazie a visioni senza un preciso ordine e senso, ma che si crea grazie ad azioni ripetute, quotidiane e perpetue, come quel Sisifo che lo stesso Camus immaginava felice nel trasportare per l’eternità una pietra rotonda su e giù per una montagna appuntita.

La 55a Biennale di Venezia, però, non è solo fatta di arte pura e gesti primordiali. Il Caos ha le sue conseguenze, azioni che portano alla protesta. Provocazioni come “THE GARBAGE PATCH STATE”, una riflessione sull’inquinamento moderno e sulla presenza dei troppi rifiuti negli oceani. A presentare il suo progetto, complesso e realizzato in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e alcuni suoi studenti, è l’artista Maria Cristina Finucci.

Il Palazzo Enciclopedico: una nuova Babele che cita Borges e urla di protesta

Il lavoro si trova concretizzato presso il cortile della sede centrale dell’Università, ed è composto da un’installazione colorata e d’impatto, fatta di tante reti da pesca piena di tappi di plastica, e un enorme contenitore di rifiuti dove passare attraverso. Il progetto è stato presentato anche alla sede UNESCO di Parigi, dove l’11 aprile 2013 è stato dichiarato “Stato Federale”.

Tutte le informazioni, per chi volesse approfondire meglio la conoscenza di questo progetto o per chi abbia intenzione di acquisire competenze di sostenibilità le trovate nel sito ufficiale, mentre le informazioni sulla Biennale di Venezia, invece, le trovate qui.

La Biennale è un evento un pochino costoso, ma ne vale sempre la pena, soprattutto se vi piace l’arte contemporanea. I giardini sono bellissimi, e avrete occasione di vedere dei lavori davvero interessanti. In più è a Venezia, che alla fine è sempre una città con un certo fascino.

Se state valutando se andarci o meno, io vi consiglio caldamente di prendere il biglietto e partire: buona visita!

Tagged with →