Quinta e ultima parte della retrospettiva di Giovanni Fioretti sul rapporto tra Quentin Tarantino e lo Spaghetti Western.

[La prima, la seconda, la terza e la quarta parte di “Quentin Tarantino e lo Spaghetti Western”]

“Era tutta la vita che volevo girare un western e non potevo non farlo all’italiana, il genere che adoro. Se dovessi lanciare il cappello nella pioggia, ecco io lo farei nello stile dello spaghetti western” (Q. Tarantino).



Un’ulteriore prova tangibile della passione di Tarantino per questo filone è l’ultima fatica, “Django Unchained”, un mix riuscito di blaxploitation e western condito con i classici ingredienti “tarantiniani”: sangue a secchiate, combattimenti spettacolari, battute al fulmicotone, pistole fumanti e personaggi estremi.

Quentin Tarantino e lo Spaghetti Western (5 di 5)

Prima di questo film, già nel 2007 aveva visto la luce “Sukiyaki Western Django, omaggio orientale allo spaghetti western ed in particolar modo a Corbucci, diretto da Takashi Miike, collega e amico di Quentin Tarantino, coinvolto nel progetto in qualità di attore nel ruolo ironico del narratore Piringo.



Già dal titolo, come era stato per “Inglourious Basterds” che omaggiava Castellari e il suo “Inglorious Bastards” (alias “Quel Maledetto Treno Blindato”), il regista ci tiene a manifestare la propria ammirazione per Sergio Corbucci e in particolar modo per il film che forse meglio rappresenta la sua anima pulp: “Django“, interpretato magistralmente da un memorabile Franco Nero, pistolero sui generis in cerca di vendetta, un eroe romantico, tra fango e pallottole.

Quentin Tarantino e lo Spaghetti Western (5 di 5)

Lo stesso Corbucci una volta disse:

“Ford aveva John Wayne, Leone aveva Clint Eastwood, io ho Franco Nero”.


Torniamo indietro di oltre quarantacinque anni, al 1966. Nelle sale esce questo western fuori dai canoni, un’opera oscura e cinica, basata sulle vicende del misterioso Django, personaggio crepuscolare che trascina una bara per quasi tutta la durata del film in un clima opprimente di razzismo e spietatezza.

Corbucci gira un prodotto molto violento, dove compare persino una mitragliatrice potentissima, un’arma sostanzialmente anacronistica che però ben si adatta al contesto, pur stonando apparentemente con esso.
 E’ la pellicola che segna la consacrazione di Franco Nero, una pietra miliare dello spaghetti western (Corbucci bisserà il successo due anni più tardi, nel 1968, con “Il Grande Silenzio”) ed un film che evidentemente è rimasto impresso in maniera indelebile nella mente di Tarantino, che ha deciso di partire da qui per il suo Django Unchained.

Le differenze tra le due pellicole sono tantissime, basti solo pensare che il protagonista, interpretato da un brillante Jamie Foxx, è uno schiavo afroamericano poi liberato e non un pistolero bianco dagli occhi azzurri. 
Il trait d’union tra due film che hanno rivoluzionato il genere western in epoche differenti consiste nel delizioso cammeo di Franco Nero, il quale per una breve scena compare seduto a fianco di Foxx, quasi a volergli passare idealmente il testimone.

Quentin Tarantino e lo Spaghetti Western (5 di 5)

Django Unchained trasuda violenza, è un turbinio di proiettili, di piombo e di parole, che non fa prigionieri e lascia di stucco per la sua entusiasmante poetica pulp.
 Le citazioni allo spaghetti western, ovviamente ci sono eccome. Tra queste va menzionata la tortura a Broomhilda Von Shaft che ricorda l’inizio di Django, in cui quattro messicani frustano Maria per aver tentato la fuga, proprio come accade nel caso di Broomhilda; inoltre, nel finale di “Django Unchained” il burbero Stephen (Samuel L. Jackson, irriconoscibile) pronuncia la frase “Django, sei un impertinente figlio di puttana…”, omaggiando palesemente Il buono, il brutto, il cattivo che si conclude con questa memorabile battuta: “Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di una grandissima puttana…”.



E’ encomiabile la passione che anima Tarantino nel voler propagandare il verbo del Cinema di genere attraverso le sue opere, permettendo ai suoi aficionados di recuperare pellicole purtroppo poco conosciute dalle nuove generazioni.

Tarantino è riuscito a donare nuova linfa ad un genere importante come lo Spaghetti Western, che annovera al suo interno veri e propri capolavori di portata mondiale. Visionando questi cult del passato si può apprezzare il ricco background filmico che ha reso unico il cinema di Quentin, un perfetto collage di trovate personali e di omaggi alle pellicole che gli sono rimaste nel cuore, formandolo prima come spettatore e poi come regista.

Guarda il trailer in HD di Django Unchained

Guarda il trailer originale di Django

  • mogol_gr

    Strano non omaggi Totò e Peppino Divisi a Berlino.