L’arte e il tempo libero, un connubio che dura da tremila anni e che trovò il suo apice nell’avvento dell’arte per l’arte, durante l’Ottocento.

Un breve excursus su quella che fu la poetica impressionista in Francia, un’arte che dipingeva i momenti sereni delle vacanze e del tempo libero. Dal tormentato 1848 fino alla fine del secolo, la breve spensieratezza del lusso, calma e voluttà che avvolsero le estati impressioniste a l’Argenteuil, così come le serate al Moulin de la Galette a Montmartre.

 

“Le monde s’endort
Dans une chaude lumière.

Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.”

[Charles Baudelaire, L’Invitation au voyage, LIII – Les Fleurs du Mal]

 

E’ estate, fa caldo ed è tempo di vacanze.
L’essere umano veneto per eccellenza si fa i weekend in capannina a Jesolo, l’intellettuale “wannabe hipster” si porta Baudelaire sotto l’ombrellone e i dipendenti da Instagram si fotografano i piedi immersi nella riva poco tropicale di Sottomarina Beach.

La montagna Sainte Victoire Cezanne

La montagna Sainte Victoire Cezanne

Le fotografie sulla spiaggia, i ricordi dei giorni d’estate e dei momenti di festa e relax non sono una novità dell’era iPhone: l’arte è stata la testimonianza di tremila anni di tempo libero, dalle statuette votive primitive che – in fondo – inneggiavano anche a godere dei piaceri terreni, ai viaggi mistici del Novecento, fra Teosofia e Relatività.

Io vorrei concentrare un po’ di parole, però, su un particolare periodo storico, quello che in Francia diede vita al fenomeno dell’arte per l’arte, dalla tempesta rivoluzionaria del 1848 alla fine sanguinosa della Comune. Dall’impressionismo al Kitsch, la nuova arte della modernità.

Gustave Courbet Funerale a Ornans

Gustave Courbet Funerale a Ornans

Il Novecento è detto un secolo di cambiamenti veloci e repentini, sempre stravolgenti del presente e anticipatori del futuro. L’arte e la storia, qui, vanno nettamente di pari passo: il pittore, il poeta e il politico parlano la stessa lingua, si supportano e si aiutano nella comunicazione della loro idea al popolo. Mentre nel 1830 vinceva la Monarchia Costituzionale, il Romanticismo ribolliva senza tregua. Lamartine pubblica la sua Ode sur les Révolutions, ancora oggi uno dei testi più belli – a mio parere – di ispirazione politica e sociale; Michelet dà alle stampe Il popolo nel 1846, e nel frattempo Proudhon continua il suo scambio epistolare con Karl Marx.

Un’epoca fertile di idee e di avvenimenti, in una Francia che vede il regno di Luigi Filippo cadere a poco a poco, dopo svariati scandali, mentre Luigi Napoleone aspetta il momento giusto per riportare la sua famiglia al potere, dopo l’ondata rivoluzionaria dei moti del 1848, divenendo poi Napoleone III con il colpo di stato del 1851. E’ iniziato il Secondo Impero. E con esso, nasce un nuovo mondo di vedere l’arte e la poesia.

Luxe, calme e volupté - Matisse

Luxe, calme e volupté – Matisse

Non più poemi di stampo politico, in cui si insegna l’impegno sociale (Victor Hugo viene addirittura esiliato a Bruxelles), ma manifesti puramente estetici, come il poema Emaux et Camées di Théophile Gautier.

Ecco che l’arte ha un nuovo fine: sé stessa.
Così, per tornare al Baudelaire citato nell’incipit di questo articolo, quando il poeta pubblica I fiori del male nel 1857, troviamo già una poetica tutta votata alla critica estetica, con a capo una dedica allo stesso Gautier, iniziatore supremo di tale filosofia esistenziale.

Testi fatti di spleen esistenziali, di infinita depressione tediosa, intervallati però talvolta da alcuni testi sognanti, ispirati alle vacanze e ai momenti di gioia che essi portano con sé.
L’invitation au voyage, l’invito al viaggio per l’appunto, ci parla di un’atmosfera idilliaca: lusso, calma e voluttà. Sentimenti che sembrano rispecchiarsi in quelle che sono le nuove ambizioni dell’impero, con un esercito che crolla nella battaglia contro le truppe prussiane a Sedan nel 1870. Parte anche un ultimo, disperato, tentativo di restaurare la Comune.

La colazione dei Canottieri Renoir

La colazione dei Canottieri Renoir

Sentimenti che divideranno anche gli artisti, suddivisi fra la generazione del 1848 che torna sulle barricate e quella dei nuovi artisti – Monet, Sisley, Caillebotte – che fuggono nel mondo dell’arte per l’arte.
L’immagine preferita è quella delle barche che corrono sulla Senna, lontano da Parigi verso Argenteuil, loco prediletto per le vacanze impressioniste. Lusso, calma e voluttà si sono finalmente avverate in questa corrente artistica che fu poco più di una cometa di passaggio nel mondo dell’arte di fine Ottocento, a pari passo con la tranquillità della Terza repubblica, instauratasi dopo la sanguinosa repressione della Comune.

L’arte per l’arte è arrivata al suo momento di gloria: le vacanze, i viaggi e le domeniche allegre al Moulin de la Galette spazzano via il realismo triste e crudo del Funerale ad Ornans; Baudelaire muore e lascia spazio ai poeti maledetti Rimbaud e Verlaine, e all’eclettico Mallarmé, mentre la politica non ritorna più nei loro versi.

L’idillio durerà poco, una ventina d’anni prima che arrivino Émile Zola a scuotere il mondo con l’Affaire Dreyfus e Paul Cézanne a cambiare le regole della forma, con la sua Montagna Saint- Victoire che sarà il preludio al cubismo e alle avanguardie di inizio Novecento.

Però noi intanto soffermiamoci a godere di quella gentile e piacevole brezza estiva che gli Impressionisti erano tanto bravi a trasmetterci con le loro pennellate veloci e i soggetti spensierati, come quella Colazione dei Canottieri che Renoir dipinge pochi anni dopo il Bal Au Moulin de la Galette, nel 1880-81.
Una gioiosa giornata estiva presso il ristorante Fournaise a Bougival, abitudinario ritrovo dei canottieri che praticavano questo sport lungo la Senna, dove si ritrovavano anche i pittori impressionisti e in particolare Gustave Caillebotte, costruttore di barche a vela per diletto.

Ball au moulin de la Galette Renoir

Ball au moulin de la Galette Renoir

Proprio Caillebotte appare qui ritratto da Renoir, che dipinge qui anche la sua futura moglie, Aline Charigot, la donna che si vede in primo piano con un cagnolino fra le mani. L’ultimo dipinto impressionista per Renoir, che a poco a poco inizierà a staccarsi da quel mondo così allegro, luminoso e sereno che era la Parigi del ventennio 1860-80, lasciando spazio ad un naturalismo più crudo nei confronti di nuove realtà alienanti.