Venezia esclusa dalla sestina semifinalista per la Capitale della Cultura 2019: una delusione cocente che deve far riflettere su come sia da rifondare il modello Cultura in Veneto e in tutto il Nordest

La Capitale della Cultura Europea del 2019 sarà una città italiana tra Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna o Siena. Fallisce miseramente il progetto che puntava a fare di Venezia la nuova capitale europea della cultura (lo sanno tutti tranne i promotori che ad oggi non hanno ancora aggiornato il sito).

Una delusione cocente che arriva dopo la tremenda bocciatura della candidatura per le Olimpiadi del 2020, con la stroncatura del Coni che all’epoca risuonò come una vera e propria presa in giro.

Capitale della Cultura 2019: il flop pazzesco di Venezia e di tutto il Nordest obbliga a una riflessione

A questo punto però è d’obbligo avviare una riflessione profonda su come viene gestita la cultura e l’immagine di Venezia e del Veneto: non è possibile continuare a rimediare figuracce del genere, non è possibile che un territorio vivo come il Nordest, un territorio capace di esprimere una serie infinita di eccellenze culturali continui ad essere gestito con logiche vecchie di 50 anni.

Perché secondo me proprio questo è il problema: mettetevi d’accordo, iniziate a lavorare come un network vero, puntate sulle realtà che fanno cultura davvero, smettetela di fare le cose a metà, perché il risultato è devastante a livello d’immagine e di ricaduta sul territorio. Voi che decidete dovete smetterla di litigare, uscite dai palazzi di vetro. Anzi, visti i risultati penosi smettetela e basta, andatevene e lasciate spazio a gente nuova. Siete lì da sempre e non siete riusciti a combinare una fava per questo territorio: a questo punto fatevi una domanda e datevi una risposta.

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Questa classe (non)dirigente fatta solo di chiacchiere e distintivo ci sta condannando ad un eterno provincialismo, ci allontana dall’Europa in maniera imbarazzante. Il punto non è perdere, il punto è come si perde. Per una città come Venezia e per un territorio com il Nordest essere esclusi in questo modo è ridicolo, significa che chi è al comando delle strategie e delle politiche culturali venete è palesemente inadeguato.

La riflessione va estesa però a tutti gli attori in gioco: fare network non vuol dire che tutti comandano, fare network vuol dire che si sta insieme per un progetto comune ma, una volta individuata una leadership, tutti si devono mettere in secondo piano. Una volta prese le decisioni vanno portate avanti, non si può annacquare sempre ogni cosa per compiacere tutti.

Non è possibile che operazioni del genere diventino soltanto occasione e pretesto per ottenere visibilità nel giornale locale da parte dell’assessore o dell’industrialotto di turno, qui c’è in gioco ben altro, ma sembra che non se ne accorga nessuno. In giro leggo chi si indigna già per i presunti soldi pubblici sprecati per questa candidatura, ma questo è l’ultimo dei problemi.

Bisogna cambiare testa, bisogna cambiare classe dirigente, bisogna smetterla di proporre Venezia sempre come pretesto per poi schiaffarci dentro tutto il Nordest perché è un gioco che non funziona: Venezia è Venezia, punto. Cosa c’entra ficcare dentro alla candidatura per la Capitale Europa di Venezia anche Bolzano?

Già con la doccia fredda delle Olimpiadi 2020 ti hanno spiegato che la candidatura dev’essere cittadina e non territoriale, e tu di nuovo fai la pirlata di proporre un territorio per un evento che deve essere cittadino. Errare sarà anche umano, ma in questo caso perseverare è da pirla (magari fosse diabolico…).

Ma poi che senso ha riempirsi la bocca con la parola “territorio” quando invece nella prassi quotidiana questo territorio non esiste e non viene minimamente preso in considerazione dalle politiche culturali istituzionali? Perché o questo territorio c’è e ha una valenza e un impatto nella quotidianità delle azioni culturali o è una barzelletta che andiamo a raccontare in giro. Ma, nel caso non ve ne foste accorti, questa barzelletta non fa più ridere nessuno. E da un pezzo anche.

Questi soggetti che amano tanto parlare di Cultura quanto hanno investito in Cultura in questi ultimi anni? Che supporto hanno dato al Far East Film Festival o alla Mostra Internazionale dell’Illustrazione di Sarmede, tanto per citare i primi due esempi di eccellenza assoluta del nostro territorio che ogni anno devono lottare con le unghie e con i denti per portare a casa il risultato (ma la lista potrebbe essere molto più lunga).

E non venitemi a dire che i soldi non ci sono o che sarebbero sprecati, perché Lucca e la Francia sono due esempi lampanti di come ogni soldo speso bene in cultura sia un soldo investito. Per non parlare delle centinaia di migliaia di euro buttati al vento per promuovere festival letterari farlocchi, eventi culturali finti, cretinate clientelari spacciate per grandi happening culturali. Tutti eventi che hanno una ricaduta sul territorio pari a zero (anzi negativa) ma che ingrassano le file dei soliti famigli di partito.

Ma l’importante è blaterare di trasparenza, piangere il morto perché i soldi non ci sono, ripetere allo sfinimento che con la cultura non si mangia, che Venezia e il Nordest blablablabla… Mi basterebbe che ci fosse qualcuno che si prendesse la responsabilità per questa enorme figura di merda (perché di questo si tratta). Uno che avesse il coraggio di dire: “Scusate ragazzi, abbiamo pestato una merda atomica, me ne assumo la responsabilità”. Ma so che si tratta di pura utopia in un paese in cui nessuno è mai responsabile di niente…