Editoria italiana in crisi: i piccoli e medi editori si salvano con i libri per ragazzi, ma il mercato editoriale registra un bel -6.5% sul 2012

Il libro italiano è in crisi, questo ormai lo sanno anche gli analfabeti. Ma del resto mezzo mondo è in crisi e quindi non stupisce affatto che anche l’editoria non attraversi un buon periodo.

I dati Nielsen confermano che per il mondo del libro in Italia è crisi nera. Ma siamo sicuri che editoria e libro in futuro resteranno sinonimi?

Al di là dei dati congiunturali però è evidente che ad essere in crisi è il sistema libro, un mondo che in questi ultimi anni si è dovuto confrontare con una serie di evoluzioni e di rivoluzioni copernicane. Negli ultimi 10 anni infatti l’editoria è stata stravolta dal digitale, dalla rete e dalla concorrenza sempre più forte di altri mondi che, al contrario del libro, hanno cavalcato alla grande fin da subito l’evoluzione digitale (penso al mondo delle serie tv e dei videogames).

Ecco un po’ di numeri: a fine ottobre il mondo editoriale ha registrato circa 65milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 nei canali trade (-6,5%). Stiamo parlando di un brutale –13,8% rispetto al 2011 (in due anni sono spariti 151milioni). 

I dati Nielsen confermano che per il mondo del libro in Italia è crisi nera. Ma siamo sicuri che editoria e libro in futuro resteranno sinonimi?

La situazione è meno drammatica se si parla di numero di copie vendute, che calano soltanto del 2.1%. La differenza nei due dati fa capire come pur di vendere libri gli editori siano stati costretti ad abbassare molto i prezzi (e questo sì dipende dalla crisi globale).

Questo dato però è meno drammatico soltanto perché c’è la GDO a tenere botta, dato che se escludiamo la grande distribuzione il calo di copie è del 4.2% (praticamente il doppio). Chiaro naturalmente che la GDO influisce poco sui dati dei piccoli e medi editori che faticano moltissimo ad entrare all’interno di un canale distributivo che si basa su numeri elevatissimi.

I dati Nielsen confermano che per il mondo del libro in Italia è crisi nera. Ma siamo sicuri che editoria e libro in futuro resteranno sinonimi?

I piccoli e medi editori perdono meno, dato che vivono meno di sconti e puntano più sulla qualità e su un pubblico di lettori fedeli: vendono meno copie ma il loro fatturato complessivo cala meno rispetto ai grandi editori perché i loro prezzi sono diventati più alti, anche se il segno meno regna supremo ovunque: -6.5% a copie e -5.3% a valore).

Parlare di piccola e media editoria oggi significa parlare del 9% circa del mercato editoriale italiano. Il settore che ha letteralmente salvato i piccoli e medi editori è quello dei libri per ragazzi che coprono il 14.6% delle vendite (+1.3% rispetto al 2012). Cresce anche la fiction italiana che si attesta al 14.1% (+0.3 rispetto al 2012), mentre cala la fiction straniera.

I dati Nielsen confermano che per il mondo del libro in Italia è crisi nera. Ma siamo sicuri che editoria e libro in futuro resteranno sinonimi?

Credo che quest’ultimo dato sia inevitabile dato che oggi come oggi per un editore (piccolo, grande o medio è uguale) pubblicare un romanzo straniero costa molto di più di un romanzo italiano per motivi molto banali: c’è un traduttore da pagare (anche se poi mi sembra di capire che i traduttori in Italia vengano sempre più pagati poco e male… ma questo è un altro discorso).

I dati Nielsen confermano che per il mondo del libro in Italia è crisi nera. Ma siamo sicuri che editoria e libro in futuro resteranno sinonimi?

Nonostante le maledizioni degli editori la rete è diventata fondamentale per il mondo del libro, soprattutto per quanto riguarda il settore “salva-editoria”, cioè quello dei bambini e ragazzi, che trova in internet il suo canale di vendita più significativo. Le librerie online infatti sono il canale in cui i piccoli e medi editori pesano di più con un 11.9%. Seguono le librerie indipendenti (9.9%) e quelle di catena 7.4%.

I dati Nielsen confermano che per il mondo del libro in Italia è crisi nera. Ma siamo sicuri che editoria e libro in futuro resteranno sinonimi?

Questo è un dato che dovrebbe far pensare: i piccoli e medi editori vendono di più online che nelle librerie indipendenti che dovrebbero essere invece il regno dei piccoli editori. Entra in gioco infatti il vero problema dei piccoli e medi editori, e cioè quella distribuzione: in un mercato distributivo folle come quello italiano le librerie online stanno diventando un ancora di salvezza per i piccoli e medi editori che riescono realmente ad arrivare ovunque.

Del resto l’online è sfruttato soprattutto dai lettori forti che sono il primo bacino d’utenza delle piccole e medie case editrici, quindi è naturale che l’e-commerce si riveli un canale fondamentale per questo tipo di mercato.

Personalmente trovo assurdo che si calcoli il dato dell’online “al netto di Amazon” (testuali parole del rapporto AIE, leggere per credere). Un po’ come calcolare quanti hamburger si vendono in Italia al netto di MacDonald’s, ma vabbè, contenti loro contenti tutti.