Può sembrare incredibile ma Android Cop non è la “fotocop” di Robocop, vedere per credere… [Attenzione: la recensione contiene spoiler]

Si diceva, la volta scorsa, del genere mockbusters, settore nel quale, attualmente, la Asylum è leader incontrastata ed alle cui regole ella sembra aver aggiunto un corollario: se dobbiamo copiare un titolo, tanto vale farlo uscire prima di tutti. In altre parole, perché limitarci a cavalcare l’onda già ingrossata, quando possiamo salirci mentre cresce?

Android Cop, la recensione (con spoiler)

Seguendo questa innovativa filosofia, molto spesso i mockbustres della Asylum sono usciti in leggero anticipo sui loro blasonati archetipi, sfruttandone la febbricitante attesa e catturando la curiosità del pubblico (complici anche delle accattivanti locandine), salvo poi rivelarsi per quello che sono e sgonfiando, così, ogni entusiasmo, con un effetto “Sabato del villaggio” da far invidia a Giacomo Leopardi.

Quindi, dovendo stare sempre sul pezzo, ecco che The Asylum se ne esce con Android Cop, qualche giorno prima dell’uscita ufficiale del nuovo Robocop.

Posto davanti al dilemma di dover scegliere se vedere l’uno o l’altro, ho preferito, senza dubbio alcuno, Android Cop, non solo perché io posso avere dei gusti “discutibili”, ma anche per una specie di repulsione verso l’ennesimo rifacimento di un film di successo. Lo chiamassero come vogliono, ma la sostanza non cambia: remake o reboot, trattasi comunque di copia e di becera operazione commerciale. Né più ne meno la stessa politica messa in pratica dalla Asylum.

A questo punto starete morendo dalla curiosità di sapere com’è questo Android Cop.

Android Cop, la recensione (con spoiler)

Ebbene, intanto vi informo che Android Cop non è la “fotocop” di Robocop ma è… DIVERSO! Cioè, l’idea di base è la stessa, ma allo stesso tempo se ne discosta.

Los Angeles, anno 2035. Un agente di polizia (nero), trasferito da Detroit dopo aver perso il compagno di squadra durante una difficile missione, viene affiancato per ordini superiori da un prototipo antropomorfo di poliziotto androide di ultima generazione. La loro missione sarà quella di recuperare la figlia del sindaco: anzi, di recuperare l’androide clone della figlia del sindaco, la quale giace in coma, ma la cui mente è collegata al robot senza che essa ne sia consapevole. Geniale!

La figlia del sindaco è una ribelle ecologista, che se la fa con dei reietti che abitano la zona proibita, ossia una Los Angeles ridotta a macerie da un mega terremoto, impestata da fantomatiche radiazioni che sfigurano la gente e dove la legge non esiste.

I nostri due eroi scopriranno che

1) la figlia del sindaco è una bella ciccetta;
2) le radiazioni non esistono, ma le mutazioni sono l’effetto di un veleno nel cibo appositamente somministrato;
3) è tutto un complotto del sindaco, che si è comprato quei terreni abbandonati, per una speculazione edilizia che all’ Expo 2015 di Milano se la sognano.

Android Cop, la recensione (con spoiler)

Attenzione, colpo di scena verso il finale: il nostro eroe poliziotto non è umano, ma un androide anch’esso, tale e quale la figlia del sindaco, la quale uscirà dal coma grazie ad un escamotage di Android Cop e la badante androide (altra bella ciccia), tra i quali si suggerisce, tramite un continuo e languido scambio di sguardi, addirittura un flirt…

Beh, che dire di questa Asylumata? Prendi un attore biondo, con gli occhi azzurri e sufficientemente mono-espressivo, mettigli addosso un casco con visiera integrale oscurata ed una nera armatura dei poveri, mandalo a spasso per paesi diroccati e polverosi a menare colpi di arti marziali ed abbattere i cattivoni a colpi di fucile, e ottieni Android Cop.

Esempio perfetto del dover fare “di povertà” virtù, sorvolando su certe incongruità (perché la polizia ha futuribili mezzi volanti, ma i poliziotti girano su ordinarie automobili?) e su qualche buco di plot o errore nel montaggio (tipo, utilizziamo la stessa location sia per Detroit che per Los Angeles, per risparmiare, oppure ammanettiamo un tipo al parafango di un pick-up che dieci secondi fa è esploso ed ora è perfettamente nuovo), Android Cop non è quella cagata che ci si aspetta.

È vero, forse si dilunga un po’ troppo in scazzottate, combattimenti corpo a corpo e sparatorie farlocche, ma non troviamo lo stesso in una qualsiasi puntata dell’immotivatamente osannato Walker Texas Ranger? Suvvia, facciamo meno gli schizzinosi: Chuck Norris è espressivo come può esserlo una noce di cocco!

Android Cop, la recensione (con spoiler)

Volendo trovare dei riferimenti cinematografici, oltre ovviamente a Robocop, in Android Cop vi sono parecchie e più rilevanti eco: dal filone buddy-buddy tipo Arma letale (poliziotto nero, poliziotto bianco e battutine a raffica), al “post-apocalittico” alla Enzo G. Castellari di 1990-I guerrieri del Bronx (1982) e Fuga dal Bronx (1983), ed anche a 1997 Fuga da New York e il successivo Fuga da Los Angeles di Carpenter, ai quali Android Cop, sia per l’ambientazione sia per la storia, sembra (fin troppo) ispirato (ma a dire la verità, una storia simile c’è anche in Robocop 3 e Scuola di Polizia 3…).

Chiaramente, non esiste nessun sottotesto alla Robocop di Verhoven, né è lecito pretenderne. D’altro canto, siamo alla Asylum e, come dicono loro, “enough said!”

Guarda il trailer di Android Cop (il tarocco di Robocop) su Youtube

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  • + Asylum – Ridley!

  • Elisa

    Chucck Norris ha solo due espressioni: con e senza calcio rotante.