San Francisco è una di quelle città che si sono guadagnate un posto tutto loro nella storia del ‘900: nel secondo dopoguerra la gioiosa e fragorosa rivoluzione della Beat Generation, negli anni ’60 la summer of love e i figli dei fiori, poi il forte radicamento della comunità gay nel decennio successivo.

Per non parlare della scena metal della bay area degli anni ’80 da cui sono uscite band come i Metallica, un polo culturale come Berkley, ma anche tutto il discorso legato alla Silicon Valley, Palo Alto e in generale a quel mondo tecnologico che ha radicalmente cambiato il nostro mondo negli ultimi decenni.

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E, ancora, attraversi la baia e sei a Oackland dove il mito classico di Jack London convive serenamente con il mito moderno della Pixar…

Una città con un’anima molto particolare e dal grande fascino evocativo, soprattutto se ci capiti in uno splendido weekend di sole. San Francisco peraltro è stata anche uno snodo fondamentale per la grande corsa all’oro della California nella seconda metà dell’800 dato che ai tempi era più semplice arrivare qui circumnavigando il Sudamerica piuttosto che attraversare il deserto.

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Per noi europei abituati a pensare ai luoghi e alle città in termini di Storia con la S maiuscola visitare una città del genere ci pone di fronte a un ribaltamento della prospettiva, qui infatti devi perderti nel fascino delle “storie” e cambiare schema mentale.

La classica puzza sotto il naso o l’atteggiamento cultural-snob per cui “gli Usa sono un paese senza storia” perché troppo giovani (cosa ancora più forte in California che, di fatto, ha iniziato a esistere nella seconda metà dell’800), lascia il tempo che trova di fronte alle tante storie che rendono vivo e dinamico il tessuto culturale di una città straordinaria come Frisco.

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Qui tutto è in divenire, i miti del passato e del presente si intrecciano in un flusso che rende ogni suggestione viva e attuale. Il concetto stesso di monumento è sempre funzionale alle persone e non è un idolo d’oro da adorare in maniera fideistica come troppo spesso accadde dalle nostre parti.

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Entri nella mitica City Lights pensando di trovarti in un museo e invece sei in una libreria fatta da libri e da persone che leggono. Per chi è cresciuto leggendo i beatnik varcare la soglia della City Lights è senza dubbio emozionante, se non altro perché ti trovi in un luogo che restituisce in pieno le sensazioni che per anni hai immaginato perdendoti tre le pagine di quei romanzi.

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Quello che colpisce è il realizzare subito che ti trovi in una libreria diversa dalle altre, una libreria con un’anima tutta sua. I corridoi tortuosi, gli scaffali con i libri che sono dappertutto e invadono gli spazi, la mancanza di una gestione moderna della libreria finalizzata alla vendita.

Proprio per questo motivo però ti senti parte di qualcosa, percepisci la bellezza della normalità, capisci che l’arte e la cultura sono e devono essere sempre uno strumento e non un fine, che le persone e il loro quotidiano sono alla base di tutto.

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Curiosando tra gli scaffali salta fuori anche un’edizione inglese de La coscienza di Zeno, uno dei pochi libri di un autore italiano che ho trovato nella sezione dedicata agli europei (con una copertina da urlo tra l’altro!) insieme a qualcosa di Tabucchi.

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San Francisco è anche l’oceano, il Golden Gate, Alcatraz, il Castro e la comunità gay più famosa e radicata del mondo. Una città con tante anime diverse, in cui ti diverte ritrovare i vecchi tram milanesi che circolano per le strade e in cui scopri che la più antica Chinatown occidentale è più o meno simile a via Sarpi a Milano (o a qualsiasi altra Chinatown).

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E a sera, quando sei sul ponte che attraversa la baia e torni verso Oackland, ecco che spuntano le enormi gru da container che hanno ispirato il design dei celebri AT-AT Walker de L’Impero colpisce ancora. Se ne stanno lì fermi a sorvegliare la baia, vecchi strumenti industriali trasformati in enormi moloch dal fascino ancestrale dalla più grande fabbrica di miti dell’epoca moderna.