Anche quest’anno sono passato a farmi un giro alla Meltdown Comics, negozio di fumetti qui in Sunset Boulevard che è un punto di riferimento per i nerd di Los Angeles. Che poi non so neanche più se abbia senso chiamarli “negozi di fumetti” dato che anche qui le fumetterie vendono di tutto: giocattoli, videogames, giochi di ruolo, action figure, nerdate da collezione (ho lasciato mezzo cuore su un’Action Figure del Fenomeno da 100 dollari che avrebbe comportato il divorzio immediato al mio rientro in Italia) e chi più ne ha più ne metta.

IMG_0249.JPG

È passato poco meno di un anno dalla mia ultima visita da queste parti eppure sono cambiate tante cose ed è interessante notare come si tratti di rivoluzioni dettate da precise esigenze di mercato. Che poi non so neanche più quale sia “il mercato”, di sicuro non è più solo il mercato del fumetto come ho scritto poco fa. Il pubblico di riferimento è di sicuro quello dei nerd, non ci sono dubbi, con tanto di calendari delle serate a tema e degli incontri dedicati.

IMG_0244.JPG

Più games, meno fumetti

Il cambiamento più evidente è legato alla sempre minore rilevanza dei comics in negozio: l’area dedicata al fumetto europeo è stata soppiantata da due postazioni per videogiocare e da tonnellate di videogames in vendita. E anche la zona dedicata ai giochi di ruolo ha molto più spazio rispetto a un anno fa non solo tra gli scaffali, ma anche all’interno del negozio con i tavoli e le postazioni da gioco che sono raddoppiate rispetto a un anno fa.

Il fumetto, soprattutto quello americano, domina ancora a livello di immaginario, ma non più come prodotto: action figures di ogni tipo legate al mondo Marvel e DC, giochi e gadget a tema superheroes dappertutto tanto da occupare un’intera ala del negozio. Si tratta di una presenza molto più invasiva rispetto all’anno scorso con una quantità è una varietà di prodotti davvero smisurate. Tantissimi giochi, statuine e pezzi da collezione anche di manga e cartoni animati giapponesi.

IMG_0246.JPG

Star Wars Rules

C’è poi tutto un discorso a parte sull’universo Star Wars che è praticamente ovunque, c’è perfino un peluche cicciosissimo di Jabba The Hutt (ero a un passo dal comprarlo ma poi sono riuscito a resistere al lato oscuro). Rispetto a un anno fa l’universo Star Wars è letteralmente esploso occupando di fatto tutta un’area della fumetteria, e non oso immaginare cosa succederà da qui al 18 dicembre 2015 (save the date!).

L’esplosione di Star Wars ad opera della Disney è peraltro evidente ovunque qui a LA con tutti i negozi di gadget in Hollywood Boulevard invasi da mug, pupazzi, magliette, cappellini, gadget improponibili e cazzate supreme tutte rigorosamente a tema Star Wars. Una presenza costante che l’anno scorso era limitata alle magliette e ai soliti memorabilia. Diciamo che mancano giusto la pizza e la birra Star Wars e poi siamo a posto.

IMG_0245.JPG

Graphic Novel

Per tornare alla nostra Meltdown Comics invece ecco la classifica delle Graphic Novel più vendute dal negozio, giusto per farsi un’idea di cosa si vende davvero in una fumetteria a LA:

1. Saga (Image) by Brian K. Vaughan and Fiona Staples
2. The Walking Dead (Image) by Tony Moore, Cliff Rathburn, Charlie Adlard and Robert Kirkman
3. Fatale (Image) by Ed Brubaker and Sean Phillips
4. Watchmen (DC/Vertigo) by Alan Moore and Dave Gibbons
5. Y The Last Man (DC/Vertigo) by Brian K. Vaughn and Pia Guerra
6. The Incal (Humanoids) by Moebius and Jodorowsky
7. Blankets (Top Shelf) by Craig Thompson
8. Hawkeye (Marvel) by David Aja and Matt Fraction
9. The Sandman (DC/Vertigo) by Neil Gaiman
10. Wilson (Drawn and Quarterly) by Daniel Clowes

IMG_0240.JPG

Italiani non pervenuti

Fumetti italiani nel negozio zero. Un poster di Milo Manara delle cover realizzate per la Marvel (quella con Spider Woman non c’era…). C’era invece Drawn and Dangerous, un saggio di Simone Castaldi sul fumetto italiano degli anni ’70 e ’80 con cover in b/n che riprende un disegno di Magnus. Per il resto niente, né fumetti italiani originali per collezionisti né fumetti tradotti perché pubblicato negli USA.

IMG_0242.JPG

Poi invece i Francesi ci sono e sono molto visibili, tantissimi tradotti e pubblicati per il mercato USA, ennesima dimostrazione di come a livello di sistema e di organizzazione della filiera editoriale i francesi per noi siano ancora inavvicinabili. E non sto parlando dei giapponesi, che sono presenti in massa e che rappresentano comunque un altro mondo. C’è anche qualcosa di sudamericano,ma poca roba.

IMG_0253.JPG

È finita un’epoca?

L’impressione generale è che per la Meltdown e in generale per il fumetto USA sia davvero finita un’epoca. L’anno scorso resistevano residui di un’epoca in cui il fumetto era ancora il core business delle fumetterie, come se la Meltdown fosse una sorta di dinosauro in via di estinzione che lottava per mantenere una sua identità.

IMG_0252.JPG

Quest’anno invece il cambiamento è palese: games & videogames, action figures, collezionismo, graphic novel da tutte le parti… Anche quello che sembrava il Fort Apache dei comics ha dovuto cedere alle logiche inesorabili del mercato. Il fumetto si riduce sempre di più mentre il suo immaginario sembra destinato a un’espansione inimmaginabile fino a qualche anno fa, con il risultato paradossale che i fumetti e i loro personaggi sono ovunque e sono conosciuti da tutti, mentre vengono venduti e letti sempre meno fumetti.