Autobus, quotidiana incognita per chiunque non possieda altro mezzo di trasporto proprio. In questo girone infernale, fatto di posti in piedi e lunghe attese accanto a un palo, ci finiscono un po’ tutti i ragazzi che non vivono a pochi passi da scuola, o che il superamento dell’esame per la patente o l’uso diretto di un’auto é un lontano miraggio.

É la via obbligatoria per chiunque viva fuori dalla città o semplicemente troppo lontano dalla propria meta (che sia la scuola o il luogo di lavoro, il supermercato…). E le lunghe attese che separano il passeggero dall’arrivo dell’autobus, molto spesso lunghe e sofferte, rappresentato un autentico supplizio per l’anima.

Prima e durante, quindi, cosa si può fare? Sia per ingannare il tempo aspettando che compaia, là oltre l’orizzonte, il tanto atteso mezzo di trasporto; sia quando si è a bordo, tentando di non sentire le mille buche che rendono la strada un percorso da montagne russe. E molti ragazzi la risposta se la danno ogni giorno, incollati al telefono con le cuffiette all’orecchio e impegnati a messaggiare.

Isolati in loro stessi, mentre premono insistentemente il dito contro lo schermo touch dello smartphone, quasi come se volessero entrare in quel mondo di byte e processori. Leggi il mio post, ti twitto, whattsappami… Immergersi in questa bolla di tecnologia sterile sia la via più facile per scacciare le frustrazioni della mattinata appena conclusa: la verifica di matematica andata male, la prof d’inglese che non sopporti, semplicemente lo stomaco vuoto per la fame.

Accadono però i miracoli. Come quando trovi poco distante da te quello che tiene il telefono in tasca, mentre segue con sguardo rapito il fiume di lettere che scorre sul libro che regge in mano. Un sorriso, a guardarlo (o guardarla, dipende) ti viene spontaneo perché avevi quasi creduto che la sua razza si fosse ormai estinta.

Sbirci la copertina, scopri che l’hai letto anche tu quel libro e ti verrebbe di iniziare a parlarne, chiedendogli cosa ne pensa: ti piace il protagonista? e la trama? Ma un senso stretto di pudore ti blocca e rimani con le parole intrappolate nella tua testa.

Anche lui è isolato da tutto il resto, ma diventa un tutt’uno con le pagine, con l’inchiostro, con quei personaggi che a tratti dimentica perfino di scendere alla sua fermata. Tu invece no, la prossima é la tua e dai un ultimo sguardo al misterioso lettore. Lui alza gli occhi, in un secondo, e subito smetti di guardarlo, imbarazzato.

Ecco, sei arrivato. Mentre tocchi il duro cemento del marciapiede, un profumo di pagine stampate ti sfiora, mentre l’autobus riparte dietro di te. Verso la prossima fermata.

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