La guerra dei mondi, ovvero come un giovane Orson Welles scatenò il panico leggendo un romanzo alla radio.

La sera del 30 ottobre del 1938 i ragazzi del Mercury theatre on air mandarono in onda alla radio della Cbs il programma La Guerra dei mondi basato sul romanzo di H.G.Wells.

Uno dei fondatori, nonché primo attore e regista, del Mercury era Orson Welles, un ragazzone ventitreenne con la faccia pulita e un carisma fuori dal comune.

Da diverse settimane andavano avanti ma ancora non erano riusciti ad agganciare né uno sponsor né il grande pubblico.

Le trasmissioni quella sera erano andate in onda con la tecnica del giornale radio, continue interruzioni sui programmi normali con edizioni straordinarie e diversi collegamenti di giornalisti sul campo: i marziani avevano invaso il New Jersey e si apprestavano a conquistare gli interi Stati Uniti.

Quando si spense la luce rossa della diretta Orson afferrò il cappello e si mise il cappotto. “Va bene ragazzi, è fatta. A domani.”

La guerra dei mondi, Orson Welles nella battaglia per la terra - Orson Welles

Welles si recò in un vicino teatro per le prove serali di uno spettacolo che avrebbe debuttato di lì a qualche settimana.
“Ehi, siete stati grandi ragazzi.” Un tipo lo accolse nel foyer, aveva ascoltato il programma. “Se non avessi saputo che si trattava di finzione avrei scommetto che gli extraterrestri erano atterrati realmente sulla terra”

Orson fece un sorriso, gli passò cappello e cappotto e si diresse a passo spedito verso il proscenio. Sul palco gli andò incontro un attore: “Orson hanno appena telefonato dalla radio, ti cercavano, pare che stia succedendo un casino.”

In quel momento si affacciò dall’ingresso una donna: “C’è fuori un giornalista, sta insistendo per entrare, vuole parlarle, gli ho detto che non è possibile, ma insiste dice che è importante.”
“ No, non fate entrare nessuno, non voglio nessuno. Dov’è Joseph?” chiese proprio mentre Cotten stava salendo sul palco.
“ Eccomi… beh, non so cosa stia accadendo ma pare che la gente sia impazzita, le strade sono intasate, sembra che tutti stiano scappando da qualcosa.”

Un’ attrezzista si affacciò sul palco: “Signor Welles, c’è John Houseman a telefono, vuole parlarle urgentemente.”

Orson sbuffò platealmente e si diresse dietro le quinte dove si trovava il telefono.
“Pronto?”
“Pronto Orson, sta scoppiando il finimondo, sembra che la popolazione intera abbia preso per vere tutte le fandonie che sono state dette alla radio. C’è terrore. Scappano di casa, la gente ha invaso le chiese, si lacerano i vestiti nelle piazze, le vie sono bloccate, le città si stanno svuotando dappertutto…”

Orson udì le sirene delle macchine della polizia e lasciò andare il telefono mentre Houseman, il direttore del Mercury, stava ancora parlando. Arrivò sul palcoscenico proprio nel momento in cui diversi poliziotti pistole in pugno entravano aprendosi a ventaglio tra le poltrone.
“Ehi, che significa, che sta succedendo qui?” urlò Welles.
“Deve dircelo lei signor Welles?” disse un tenente mentre ordinava a un paio di poliziotti di perlustrare le quinte.
“Come sarebbe a dire?”
“Non so cosa sia accaduto ma deve essere successo qualcosa di grosso” disse il tenente togliendosi il cappello e grattandosi la testa.

In quel mentre si udirono colpi di pistola, invocazioni, clacson, e una vera e propria litania provenire dall’esterno. Gli attori scesero dal palco e seguiti dai poliziotti si diressero verso l’esterno.

La strada era invasa da una fiumana di gente che guardava verso il cielo, qualcuno correva, le macchine erano intasate in una lunga fila, una aveva un materasso legato sul portapacchi. Un uomo con una pistola la puntava verso la luna.
“Quando arriveranno anche qui saprò io come accoglierli” stava dicendo verso un vicino.

La guerra dei mondi, Orson Welles nella battaglia per la terra - giornali

Orson fermò una signora che si affrettava sul marciapiede tirandosi dietro una bambina di cinque o sei anni: “Ma si può sapere cosa è successo?” chiese.
“Perché non lo sa? Sono atterrati i marziani nel New Jersey. Tra poco saranno qui. Dobbiamo scappare!”

Detto questo tornò a camminare velocemente spronando la bambina ad andare più veloce.

Un uomo gli si avvicinò: “Hanno distrutto il nostro esercito, non c’è più niente da fare” disse.

Il giornalista del Times che poco prima voleva entrare in teatro vide Welles: “Orson, questa volta sembra proprio che tu l’abbia fatta grossa… La gente è impazzita, senti questa: un tipo ha chiamato in redazione e in preda al panico ha chiesto se noi del Times sapevamo a che ora ci sarebbe stata la fine del mondo, non è incredibile?”

Ma Welles non l’ascoltava, perso a guardare lo smarrimento delle persone. Si ridestò di colpo, fece un sorriso e si voltò verso gli attori che aveva intorno: “Ragazzi” disse, “Preparate le valigie, si va a Hollywood!”