Philip K. Dick sorvegliato dall’FBI, un articolo di Dino del Ciotto per SugarDAILY, il blog di Sugarpulp

Metà anni ’50. Nel mondo la guerra fredda aveva instaurato un equilibrio precario nei rapporti tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. In America i comunisti erano i nemici e il comunismo era considerato illegale.

La commissione d’inchiesta presieduta dal senatore McCarthy era nel pieno di una vera e propria caccia alle streghe. La paura condizionava la vita di molti. I cittadini americani si sospettavano tra di loro.

L’invasione degli ultracorpi, un film emblematico di quegli anni, descriveva in pieno lo stato delle cose: in modo intercambiabile c’era chi vedeva gli ultracorpi del titolo come spie comuniste e chi li prendeva come agenti al servizio dell’FBI sotto il comando di Edgar Hoover.

Da una decina di anni Berkeley era considerata la capitale rossa d’America, un po’ perché davvero erano presenti gruppi di comunisti, un po’ perché nell’università della città vigevano tra i docenti idee radicali in quasi tutto ciò che comprendeva il sociale e l’insegnamento.

Philip K. Dick sorvegliato dall'FBI

A Berkeley viveva anche Philip K. Dick, un giovane scrittore di fantascienza che in poco più di tre anni aveva pubblicato quattro romanzi e più di ottanta racconti pagati poco e male e passati quasi del tutto inosservati. Sua moglie Kleo era iscritta a scienze politiche e spesso partecipava a comizi dove frequentemente prendeva la parola.

Un giorno del 1955 Dick solo in casa sentì suonare il campanello. Non aspettava visite, sua moglie era all’università e lui ne aveva approfittato per chiudersi in camera a battere furiosamente i tasti della macchina da scrivere.

Con un po’ di timore andò ad aprire la porta, e con stupore si trovò di fronte due uomini in completo scuro e cappello di feltro. Uno giovane e magro, l’altro più anziano e grosso. Il timore accrebbe quando i due si presentarono mostrandogli i tesserini dell’Fbi.

“Lei fa attività politica, signor Dick?” chiese il più grosso dei due.
“Beh… no” rispose sinceramente Dick.
Ma sua moglie sì, sappiamo che è iscritta alla sezione studentesca del partito socialista dei lavoratori. Gliene ha mai parlato?” intervenne il più giovane.
“No, sa bene che non mi interessa”.
“Ok, però se lei manifestasse interesse gliene parlerebbe sicuramente” tornò a dire il più grosso.

Dick corrugò la fronte.

“Mi state chiedendo di spiare mia moglie?”
“Non crede che sarebbe una buona idea?” chiese il più magro.

A Dick non parve vero che gli stessero chiedendo di collaborare per inchiodare Kleo.

“Lei ha simpatie per l’Unione Sovietica?” chiese il più grosso.
In che senso?
“Ha simpatie per il comunismo?” chiese il più magro.
“No, d’altra parte è vietato essere comunisti, che risposta vi aspettate che vi dia?”
I due agenti si guardarono negli occhi.
“E comunque ve lo già detto, la politica non mi interessa”.

Philip K. Dick sorvegliato dall'FBI

Il più magro si sedette sul divano mentre il più grosso iniziò a passeggiare nell’appartamento guardandosi in giro.

“Lei crede davvero che mia moglie possa essere comunista?” chiese Dick.
“Partecipa ai comizi del partito socialista dei lavoratori e si sa che il partito è infestato da comunisti veri e propri” rispose il magro.
“Ma non crede che se mia moglie fosse davvero comunista eviterebbe di stare in un partito che si sospetta pieno di comunisti?”
“E allora come bisognerebbe riconoscerli i comunisti?” chiese il più grosso.
“Per prima cosa andrebbero cercati proprio tra coloro che non fanno parte di un partito del genere”.
“Quindi secondo il suo ragionamento i comunisti sarebbero nascosti non nei posti più ovvi ma nei posti meno ovvi?”
“Esatto” annuì Dick.
“Di conseguenza gli insospettabili potrebbero essere tutti comunisti?”
“Sì”.

Il più grosso fece una risata. Il più magro sorrise. A Dick parve quasi di essere riuscito a prenderli in giro.

“Chissà magari un giorno si scoprirà che il presidente Nixon è un agente dei Soviet?” disse ridendo il più magro.
“Non sono stato io a dirlo” rise anche Dick.
“Signor Dick, lei che lavoro fa?”
“Sono uno scrittore”.
“ Oh, e cosa scrive?” chiese il più grosso riavvicinandosi al divano.
“Fantascienza, storie di omini verdi che viaggiano alle volte di Saturno”.
“Mi piacerebbe leggere un suo libro una volta o l’altra?” disse il più magro alzandosi dal divano con l’intenzione di andar via.
“Aspetti”. Dick raggiunse uno scatolone poggiato a una parete e ne tirò fuori un suo romanzo, Prese una penna e lo firmò quindi lo allungò verso l’agente dell’FBI.
“Grazie, lei è troppo gentile”.

Il più grosso ancora sorridendo aprì la porta e usci fuori. Il più magro si fermò sulla soglia e allungò la mano per stringere quella dello scrittore che li seguiva.

“Arrivederci signor Dick e mi raccomando, ci saluti il professor Topchev dell’Accademia Sovietica, mi dispiace davvero che lei provi a contattarlo e lui non le risponda”.

Detto questo gli fece l’occhiolino e raggiunse il più grosso che accanto alla macchina lo salutò sventolando la mano.