Sogni di Bunker Hill: John Fante in cerca di lavoro, un nuovo articolo di Dino del Ciotto per SugarDAILY, il blog di Sugarpulp

Estate 1934. Un paio di anni prima, John Fante aveva pubblicato il suo primo racconto sulla rivista dalla copertina verde di H.L. Mencken, The American Mercury.

Pagato profumatamente per quei tempi, Chierichetto uscì nell’agosto del 1932 svelando all’America in preda agli strascichi della depressione il nome di Fante. Dopo quel primo racconto altri ne uscirono. Knopf gli offrì un contratto per la pubblicazione di un romanzo.

Ma quando parve che tutto si fosse incanalato sul binario giusto ogni cosa cominciò ad andare storta. I soldi iniziarono a scarseggiare e Knopf gli rispedì il manoscritto del suo primo romanzo intitolato Pater Doloroso rifiutando categoricamente di considerare il testo in questione un romanzo ed insistendo affinché iniziasse un nuovo libro in modo da rispettare gli obblighi contrattuali.

Ben presto si trovò ad aver problemi nel racimolare i soldi per l’affitto della stanza a Bunker Hill.

fante

Costretto dagli eventi a cercare di sbarcare il lunario in qualche modo e nonostante avesse scritto a Mencken qualche giorno prima di considerare lo scrivere per Hollywood il lavoro più disgustoso nel regno di Dio, decise di rivolgere le sue attenzione verso gli studios cinematografici.

Qualche giorno dopo aver consegnato alla Warner Bros un soggetto originale fu mandato a chiamare per un colloquio dal produttore Sam Bischoff.

Aveva proposto la storia di un ragazzo che orfano di padre e con la madre per sbaglio sbattuta in prigione, si ritrovava in un orfanotrofio. Il soggetto era stato intitolato Dinky, che sembrava un buon titolo per un film.

L’aveva scritto con Frank Fenton un altro ragazzo che come lui era giunto a Hollywood dalla povincia per provare a vivere scrivendo. I due erano stati presentati da amici comuni. Si erano divertiti a collaborare e insieme oltrepassarono quella mattina d’estate il cancello degli studi Warner Bros a Burbank.

Furono fatti attendere nella saletta d’aspetto dell’ufficio di Bischoff e Fante decise che dovevano escogitare un piano comune per far colpo sul produttore, vendere il soggetto e ottenere un contratto come sceneggiatori.

Fante lanciò uno sguardo attento alla segretaria di Bischoff intenta a battere a macchina e si avvicinò a Fenton. Non raggiungevano cinquant’anni in due e in più vestivano abiti sformati ma non era questo a preoccupare Fante. Al contrario Fenton sembrava preoccupato.

“Che c’è Frank?”
“John, tu hai già pubblicato racconti su riviste nazionali, hai già un nome, ma io? Non mi prenderanno” disse Fenton.
“Non dire idiozie, quel che importa qua dentro sono le idee, solo le idee, non è importante chi le abbia, è importante che si realizzino e che si realizzano velocemente. Non ci vuole cervello per mettere insieme un film, lo può fare qualunque idiota, perché proprio noi non dovremmo arricchirci un po’ calcolando quanti idioti ci sono riusciti? Tu non ti preoccupare, ho già avuto a che fare con questa gente, tu parla, parla, non ti stancare mai di parlare, non devi dargli il tempo di pensare ma soprattutto fatti pubblicità, dì bugie, parla di te come se tu fossi quello che loro cercavano e non erano ancora riusciti a trovare”.

Una spia sulla scrivania della segretaria si accese. Era il segnale che il produttore era finalmente libero e pronto a ricevere i due autori del soggetto.

Fante e Fenton entrarono nell’ufficio. Bischoff non si alzò. Era chiaro che non spettava a lui fare gli onori di casa perché quella casa loro se la dovevano ancora conquistare. Bischoff li squadrò, quindi si accese un sigaro.

Sogni di Bunker Hill  John Fante in cerca di lavoro

Dinky giusto?” disse.
“Sì” risposero i due.
“Lo sapete perché mi piace la vostra idea?” disse Bischoff. “Perché ci sono i preti gesuiti. A Hollywood oggigiorno non si può filmare più nulla per colpa del codice di decenza che non fa nient’altro che alzare la voce con la censura”.
“Guardi con il nostro film il cardinale O’Connell farà salti di gioia” disse Fante.
“ Cosa avete fatto fino ad adesso ragazzi?” chiese Bischoff.
“ Io…” cercò di partire Fenton ma non ne ebbe il tempo.
“Ho pubblicato con American Mercury, Touring Topics, Story, ho appena venduto un racconto intitolato Uno di noi alla Atlantic Monthly…”
“ Io…” cercò di inserirsi Fenton.
“Per il mio primo romanzo…” partì di nuovo in quarta Fante “…ho avuto offerte da Scribners, Random House, Viking ma ho scelto Knopf, è  stato accettato a scatola chiusa e uscirà tra qualche settimana, l’hanno già letto Hemingway, Faulkner, Steinbeck e l’hanno trovato eccellente”.

Bischoff fece una smorfia di stupore quindi tentò di voltarsi verso Fenton.
“Io…” cercò per l’ennesima volta di partire Fenton ma per l’ennesima volta non ci riuscì.
“Tra l’altro riallacciandoci al nostro soggetto, il mio romanzo è stato già scelto dal Catholic Book Club”. Detto questo Fante si appoggiò allo schienale e fece una faccia soddisfatta. Anche Bischoff a queste parole parve soddisfatto.

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Fenton a quel punto provò a inserirsi.
“Io…”

Fu il produttore questa volta a non farlo parlare.
“Il soggetto lo compriamo. Che ne dici di 250 a settimana?” chiese Bischoff solo a Fante questa volta.
“Sono sicuro che vada bene per iniziare” rispose Fante, Bischoff scoppiò a ridere, poi si voltò verso Fenton.
“Lei chi è?” chiese.
“Io…”
“Beh, allora grazie” disse Fante mettendosi in piedi.

Una volta fuori Fenton abbassò il capo.
“Lo sapevo che a me non avrebbero proposto un contratto” disse.
“Non ti preoccupare, faremo a metà. 125 a testa. Però si può sapere perché diavolo non hai fatto come ti avevo detto?”