Burroughs a Villa Delirium: Timothy Leary, Allen Ginsberg e William Burroughs a Tangeri nell’estate psichedelica

Estate 1961. Da qualche mese, sotto la supervisione delle autorità universitarie, un giovane professore di Harvard di nome Timothy Leary aveva iniziato lo studio degli effetti delle droghe allucinogene sull’espansione della coscienza.

Per le sue ricerche Leary stava cercando l’appoggio di poeti, scrittori e intellettuali ai quali far provare le droghe per poi valutare i vari esperimenti.

Qualche tempo prima si era imbattuto in un poeta di nome Allen Ginsberg.

Nel 1956 Ginsberg aveva pubblicato il suo primo libro di poesie intitolato Howl.

L’anno dopo era uscito un romanzo che inneggiava alla strada e alla libertà di viaggiare in lungo e in largo per tutti gli Stati Uniti, l’autore, amico di Ginsberg, si chiamava Jack Kerouac e il libro si intitolava On The Road. In poco tempo i due libri avevano riscosso un immenso successo facendo esplodere il mito del movimento Beat.

Burroughs a Villa Delirium corso ginsberg burroughs

Ginsberg, non solo aveva acconsentito a partecipare subito al progetto di Leary, ma aveva fatto di più mettendo in contatto Leary con William Burroughs, un altro autore Beat il cui primo libro intitolato Pasto nudo non era ancora uscito in America eppure per i toni forti e lo stile allucinato stava facendo parlare di se un po’ dappertutto procurando allo stesso Burroughs la fama di esperto in ogni tipo di droga.

Leary senza perder tempo aveva scritto una lunga lettera a Burroughs chiedendogli se fosse interessato a provare la psilocibina, un ingrediente attivo che alcuni chimici svizzeri erano riusciti a isolare dai funghi allucinogeni del Messico.

Burroughs a stretto giro di posta aveva risposto che avrebbe partecipato volentieri, prevedendo che con un uso più ampio di queste sostanze intere aree di neurosi potrebbero essere segnalate e sradicate.

I due decisero che si sarebbero incontrati a Tangeri, dove Burroughs risiedeva e dopo alcune settimane Leary prese l’aereo direzione Marocco. Atterrato salì su un taxi che lo condusse all’Hotel Armor dove trovò Ginsberg ad attenderlo.

“Fatto buon viaggio?” gli chiese Ginsberg.
“Lungo, ma abbastanza rilassante” rispose Leary.

Agli occhi del professore di Harvard Ginsberg era il vero e proprio padre spirituale del nuovo movimento culturale che si stava sviluppando negli Stati Uniti.

Era l’uomo che avrebbe potuto dargli una grossa mano nella battaglia che stava conducendo nel portare avanti i suoi studi, ma Leary si aspettava molto anche da Burroughs del quale aveva letto stralci del suo romanzo sulla Chicago Review, pubblicazione che aveva creato un notevole scandalo e una violenta scissione all’interno della stessa rivista.

“William ha deciso di farti una sorpresa, stasera stessa ha intenzione di provare i funghi che gli avevi spedito, non vuole farti perdere troppo tempo” disse Ginsberg.

Leary lasciò le valigie in albergo e con Ginsberg prese un altro taxi con il quale avrebbero raggiunto Villa Muniria, l’Hotel dove alloggiava Burroughs, ribattezzato da Gregory Corso Villa Delirium.

“Lo sai che Aldous Huxley ci sta appoggiando? Arthur Koestler è stato da me tre giorni e per tutti e tre i giorni si è sottoposto agli esperimenti, i risultati sono stati davvero interessanti”.
“Non ne dubito”.
“Ti ho parlato del progetto della terapia di gruppo in Massachusetts? Beh, nella prigione di stato di Concord, lo psichiatra Presnell si è dimostrato ricettivo alle mie idee. Abbiamo deciso di somministrare gli allucinogeni ai detenuti e studiarne le risposte”.
“Come ti ho già detto credo che i tuoi studi siano davvero importanti” disse Ginsberg.

Leary annuì con il capo. Aveva bisogno di raggiungere il maggior numero di sostenitori possibili quando, ne era sicuro, si fosse presentato il momento della resa dei conti con quelli che gli avrebbero messo i bastoni tra le ruote, fossero essi del governo o più semplicemente dell’università.

Burroughs a Villa Delirium william-burroughs

Il Taxi imboccò il vialetto dell’albergo di Burroughs. I due scesero e Leary seguì in silenzio Ginsberg per una stradina verso l’ingresso. Passarono l’atrio e svoltarono verso il retro, salirono una rampa di scale e raggiunsero una porta.

Ginsberg bussò ma non ricevettero risposta.
Bussò di nuovo.
Dopo un po’ la porta si aprì cigolando, apparve Burroughs. Il volto scavato e pallido, lo sguardo perso nel vuoto e la faccia umida.
Era chiaro agli occhi di Leary che Burroughs aveva preso la droga, tuttavia non riusciva a capire quanta lo scrittore ne avesse ingerito.

A occhio e croce, però, doveva averne presa troppa.

“Tutto bene William?” chiese.
Burroughs distolse lo sguardo dal vuoto e fissò i due per qualche secondo.

“Sono stato colpito dalla sovrapposizione di fuoco purpureo funghizzato dalle banchine del dolore. Avviso urgente. Penso che starò qui nelle buste accartocciate di carne larvale. Voglio avere dell’apomorfina. Uno dei più brutti casi mai processati da questo dipartimento. Le onde cerebrali sintonizzate sulla gente insetto, senz’anima. Voi ragazzi scendete giù in fiera a vedere il film, io lancerò metallo fuso dalla finestra”.

  • Giacomo Brunoro

    Bravo Dino, ho guardato il download e il Millenium Falcon mi è scaduto in frigo per colpa di un’eruzione lavica controllata che mi seccato le papille gustative. In compenso ho fatto una chiacchierata con King Kong mentre andavamo a caccia di farfalle lungo l’autostrada.