Andrea Pazienza in redazione, ovvero pensava fosse uno sprazzo invece era un inizio.

Dicembre 1976. Da un paio di anni il ventunenne Andrea è uno studente fuoricorso. Nell’autunno del 1974 si era trasferito da San Severo a Bologna per iscriversi al DAMS portando con se un talento fuori dal comune per il disegno e l’affabulazione.

Ma da diverse settimane Andrea frequenta poco e va perdendosi dietro i divertimenti. I genitori, per cercare di riportarlo sulla retta via, lo incitano a far fruttare il suo immenso talento di cui tutti nella sua cerchia si sono accorti.

Il padre lo mette in contatto con un amico che lavora alla RAI ma l’incontro non va a buon fine.

Andrea Pazienza in redazione

Senza perdersi d’animo Andrea decide che il prossimo passo sarebbe stato quello di andare nella redazione di Linus a Milano, dove avrebbe mostrato i suoi disegni al direttore Oreste Del Buono sperando in una pubblicazione redditizia.

Quella mattina, quando a Bologna prese il treno faceva freddo, quando arrivò a Milano si accorse che, se era possibile, faceva ancora più freddo. Con un taxi raggiunse via Garibaldi 8, la sede della Milano Libri dove c’era la redazione di Linus.

Un po’ sprovveduto si rese conto solo quando si era trovato davanti al portone di non avere un appuntamento né una lettera di presentazione, doveva fare affidamento solo sulle sue forze e sulla sua fantasia.

Suonò il citofono. Quando una voce rispose lui partì in quarta.

“Ho un appuntamento con il direttore e…” la voce gli intimò l’alt.
“Mi dispiace, il direttore non è in sede” disse prima di mettere giù.

Andrea sobbalzò. Di certo non avrebbe abbandonato la partita così facilmente. Decise di ragionare e programmare un piano di attacco quando vide arrivare un omone un po’ losco in impermeabile che si avvicinò alla porta e suonò il citofono.

Ad Andrea parve conoscerlo ma senza starci tanto a pensare corse dietro l’omone e si infilò nella porta che si stava chiudendo dietro l’uomo.

“Buongiorno” disse il ragazzo facendo dondolare la cartellina che si era portato dietro con le tavole da mostrare.
“Buongiorno” grugnì l’uomo.

Andrea lo seguì in ascensore. Scesero allo stesso piano. Ad Andrea continuava a sembrare di conoscerlo. L’uomo raggiunse la porta della redazione di Linus, Andrea cautamente lo seguì. Lo raggiunse quando l’uomo suonò il campanello. Quando la porta si aprì Andrea gli scivolò dietro.

L’uomo biascicando saluti sparì nelle stanze, Andrea fu fermato al posto di blocco dell’ingresso da una ragazza.

“Chi sei? Che vuoi? Chi ti ha fatto entrare?” mitragliò la ragazza.

Andrea senza perdersi d’animo aprì la cartellina e cominciò a cacciare le tavole.

“Ho un appuntamento con il direttore ma si sarà dimenticato…”
“Ma che fai?”
“Mi aveva detto di portare un po’ di materiale che…”
“Fermati, metti a posto, abbiamo da fare stiamo lavorando” sbraitò la ragazza cercando di ripassargli i disegni che lui le stava porgendo.

Velocemente l’ingresso si riempì di segretarie e lavoranti attratti dal casino. Tutti iniziarono a passarsi le tavole facendo le smorfie più strane.

Da una stanza fece capolino l’omone. Titubante raggiunse l’atrio.

Andrea Pazienza in redazione

“Cos’è questo baccano?”
“Niente signor Pratt” rispose una ragazza. “ Questo ragazzo dice che ha un appuntamento con Oreste ma a noi non risulta.”

Ad Andrea si accese una lampadina da cento watt in testa.

“Ma lei è Hugo Pratt?” domandò incredulo e pieno di ammirazione.

Pratt non rispose, iniziò a sfogliare i disegni.

“Sono un suo grande fan… uh…. Corto Maltese, sono cresciuto con i suoi fumetti”.

Pratt non lo ascoltò neppure: “ Non è male” disse girandosi una tavola tra le mani.

“Lo dicevo io” rispose Andrea.
“Un po’ grezzi forse, ma sei ancora molto giovane. Ti piace Moebius?” chiese.
“ Si, Moebius, Wolinsky e Pichard, Parker e Johnny Hart, Mell Lazarus, Chiappori, Toppi e Battaglia e…”
“Ok ok, questo ragazzo merita, fatelo lavorare, vediamo che cosa sa fare” disse Pratt riconsegnando una tavola e scomparendo da dove era venuto.
“Ma infatti” disse Andrea ad alta voce.

Anche gli altri alla spicciolata tornarono verso le loro scrivanie e occupazioni.

Solo una ragazza era rimasta. Doveva essere la vicedirettrice.

“Ok, non sei male, ma per una pubblicazione vera devi farci vedere qualcos’altro, qualcosa con un inizio e una fine” disse.

Andrea iniziò a raccogliere i suoi disegni.

“Così come dal giallo con l’azzurro nascerà sempre il verde e non il rosa o il marrone… è matematico.”

La ragazza parve non capire.

“Tra un paio di settimane tornerò con una storia che vi lascerà senza fiato. Ho già il titolo: le Straordinarie avventure di Pentothal”.

Fissò il soffitto con occhi sognanti poi si ridestò di colpo, afferrò la cartellina e si diresse verso l’uscita.

“Aspetta un secondo, non mi hai detto neanche come ti chiami”
“Oh è vero, mi chiamo Andrea Pazienza ma lei può chiamarmi Paz”

  • Renato

    Bellissimo…..il talento vero