Franz Kafka e il suo nuovo inquilino, un nuovo articolo di Dino del Ciotto per SugarDAILY, il blog di Sugarpulp

17 Novembre 1912. Franz Kafka ha ventinove anni e lavora come funzionario presso l’Istituto delle Assicurazioni contro gli incidenti sul lavoro per il Regno di Boemia in Praga.

La notte, prima di addormentarsi, scrive. Ha già pubblicato alcuni racconti sulla rivista Hyperion, pubblicazioni che gli hanno fatto conoscere Max Brod, scrittore egli stesso.

Brod lo introduce alla vita culturale di Praga. Partecipa alle serate in casa della signora Berta Fanta frequentata da numerosi intellettuali e inizia a passare i pomeriggi al caffè Arco dove conosce Franz Werfel e Ernst Polack scrittori che hanno già raggiunto un discreto successo.

“Io vado” disse Kafka alzandosi e afferrando il cappotto.
“Aspetta, vengo con te”, Brod si alzò a sua volta dal tavolo.

Franz Kafka e il suo nuovo inquilino

Per tutta la serata Kafka non aveva detto una parola, limitandosi ad ascoltare i discorsi di Werfel incentrati sul rapporto tra Tedeschi e Cechi. Brod conosceva bene Kafka e nonostante sapesse che non era uno di quelli che dicevano la loro in ogni occasione anche solo per aprire bocca, quella sera gli era sembrato particolarmente preoccupato.

Kafka si mise il cappello e uscì dal caffè Arco, Brod gli andò dietro.

Qualche mese prima Brod gli aveva presentato Felice Bauer. Lei lavorava a Berlino, lui a Praga. Immediatamente avevano iniziato una corrispondenza. Kafka non aveva nascosto all’amico di essere attratto da Felice.

“Che ti è successo?” gli chiese Brod.

I lampioni rischiaravano le strade coperte da una nebbia leggera, i cavalli trainavano le carrozze sbuffando.

“Nulla” rispose Kafka.
“Si tratta di Felice?”
“Beh… no”.

A Kafka Felice piaceva. Quella ragazza poteva dire qualunque cosa e avrebbe sempre riscosso la sua attenzione. Ne era attratto ma per qualche strano e insondabile motivo più ne era attratto più se ne sentiva allontanato.

Voleva fidanzarsi tuttavia temeva di non essere all’altezza dell’idea che Felice si era fatta di lui. Le scriveva lettere in cui cercava il più possibile di aprire il suo cuore.

“Quando andrai a Berlino?” insistette Brod.
“Spero il prima possibile” disse Kafka.

I due attraversarono la strada. Non era Felice il problema, pensò Brod. Decise di cambiare discorso.

“Ti sei bloccato con Il Disperso?” gli chiese.

Brod sapeva che Kafka stava provando a scrivere un romanzo. Qualche settimana prima gli aveva fatto leggere una parte intitolata Il Fuochista che sarebbe dovuto esserne il primo capitolo.

A Brod era piaciuto, tra l’altro ne aveva parlato a Fritz Wolff il suo editore di Lipsia che si era dimostrato interessato anche per una pubblicazione.

“In effetti non ne sono tanto soddisfatto” rispose Kafka.

Brod si rese conto che più si procedeva con la passeggiata più Kafka accelerava il passo. Ormai non si trattava più di una passeggiata ma di una vera e propria marcia e se continuava cosi avrebbero finito a correre a perdifiato.

“Ma perché vai così di fretta Franz?” chiese Brod.

Kafka si rese conto all’improvviso del suo passo sostenuto.

“Oh scusa” disse rallentando.
“Senti, sei venuto al caffè che avevi una faccia preoccupata, hai detto di esser rimasto quasi tutto il giorno a letto, mi hai assicurato che non si tratta di Felice e, da quello che ho capito, neanche del romanzo, si può sapere cos’è che ti angustia Franz?”.

Kafka evitò di guardarlo.

Franz Kafka e il suo nuovo inquilino

“È che…” ma non finì la frase perché oramai erano giunti sotto casa sua. Kafka si appoggiò al portone.
“Niente Max, non c’è nulla che mi angusti” disse, dopodiché salutò e scomparve oltre l’ingresso lasciando l’amico perplesso.

Girò la grande chiave nella serratura ed entrò in casa. Senza fare rumore raggiunse la sua camera e si chiuse la porta dietro le spalle. Si tolse cappello e cappotto che ripose accuratamente nell’armadio. Accese il lume sullo scrittoio, si slacciò la cravatta, si tolse le scarpe e infilò le pantofole.

Si sedette e afferrò una lettera che quel pomeriggio aveva scritto a Felice. La chiuse e la mise nella busta, il giorno dopo l’avrebbe spedita. Si alzò dallo scrittoio e raggiunse la cassapanca

Si mise in ginocchio. A terra imprigionato sotto un bicchiere capovolto c’era un grande scarafaggio. Kafka si allungò a terra per guardarlo meglio.

“Vorrei liberarti ma ho paura che una volta libero tu scapperesti e ti assicuro che mi servi” disse.

Lo scarafaggio non fece una piega.

“Non ci sono riuscito… Lo so, ti avevo detto che avrei parlato a Max dell’idea che mi hai suggerito per il nuovo racconto ma non gli ho detto niente”.

L’insetto si mosse impercettibilmente.

“Ne ho parlato a Felice nella lettera” disse, quindi si alzò e tornò allo scrittoio.
“ Ora però mettiamoci a lavoro”.

Afferrò la penna e iniziò a scrivere:

Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto…

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