Italy In A Day, film collage che racconta l’Italia di ogni giorno. Una panoramica senza confini che si divide tra narcisismo e documentario quotidiano

Prendi una telecamera, lo smartphone, qualsiasi cosa che possa riprendere e filmati. Poi inviaci il video.

È questo l’invito che il regista Gabriele Salvatores ha rivolto a tutti gli italiani qualche anno fa, dando vita a un progetto che definire ambizioso è poco: realizzare il primo film collettivo con un’intera nazione, attraverso il collage di milioni di filmati provenienti da tutto il mondo (e anche fuori): Italy In A Day, presentato l’anno scorso fuori concorso alla 71esima Mostra Cinematografica di Venezia e prodotto da Rai Cinema.

Non c’è protagonista, non c’è scenario specifico, nessuna trama se non una giornata come tante di italiani come tanti.

È bastato a tantissime persone riprendersi mentre erano immerse nella loro quotidianità, partendo dalle primisse luci fino al volgere il termine del 26 ottobre 2013, per raccontarsi in pochi minuti, se non secondi, e unire la propria storia a decine e decine di altre.

Un filo rosso che unisce da Trento a Palermo, raggiungendo perfino Los Angeles e lo spazio, con il “nostro” astronauta Luca Parmitano.

Salvatores si è ispirato a un’idea già di Ridley Scott, Life In A Day del 2010: portare i cittadini di un Paese a mostrarsi nella loro vita normale.

Una cosa che nell’era dei social network ha avuto una risonanza enorme, grazie soprattutto al nome del celebre regista premio Oscar, tanto che sono arrivati la bellezza di 45.000 video da ogni dove!

L’elenco non vede nomi di spicco del panorama artistico, politico o culturale, ma ci sono grandissime persone, che affrontano la propria quotidianità anche se fa paura: come il testimone di giustizia costretto a vivere in 20 passi, nella sua proprietà dietro a vetri blindati, solo perché ha rifiutato di sottomettersi alle “regole” dell’estorsione.

Sembra di essere sulla sponda opposta del film La grande bellezza di Sorrentino quando la giornata sta per nascere: l’oscurità che si infrange contro le luci lontane di Roma danno un’idea di abbandono, una pace quasi inquieta, mentre tutto inizia lentamente a rinascere ancora, come il Sole che imperterrito sorge dal nulla.

Ed ecco che la vita riprende i propri ritmi, in una stazione spaziale come sulla Terra, dalla gente che si sveglia per andare al lavoro ai ragazzi che corrono per arrivare in classe sul filo della campanella, passando per quelle persone che, difronte alle difficoltà della vita, sentono una profonda angoscia nel vivere.

Tra riprese mozzafiato (dall’alto dello spazio è facile anche con una videocamera giocattolo) e scene a volte molto toccanti, il film stenta a decollare con un incipit piuttosto cupo, per poi però riprendersi grazie ai suoi stessi protagonisti.

Potrebbe essere tutto un grande occhio indiscreto che si “auto-intrufola” nella vita degli italiani, una specie di Grande Fratello d’autore, ma alla fine ne esce un viaggio inedito che racconta anche la nostra storia: Salvatores riesce a proteggere il suo lavoro dallo scadere in un prodotto commerciale, portando avanti quasi un “manifesto” del sentirsi italiani.

Un qualcosa che, come cantava Gaber, “per fortuna lo sono”.

Guarda il trailer ufficiale di Italy In A Day su Youtube