Charles Schulz cambia nome ai ragazzini, un nuovo articolo di Dino del Ciotto per SugarDAILY, il blog di Sugarpulp

26 Luglio 1950. Charles M. Schulz è un ragazzone di ventotto anni di St.Paul, Minnesota. Dotato di un talento fuori dal comune per il disegno e di una passione dirompente per i fumetti, da un paio di anni ha iniziato come autore, una nuova striscia intitolata Li’l Folks.

Protagonisti sono un gruppo di ragazzini, e le storie vertono sul rapporto che intercorre tra di loro e quello che hanno con il mondo.

Pubblicato all’inizio solo su un piccolo giornale locale, Schulz ben presto riesce a vendere la serie a una delle agenzie che a quei tempi si occupavano di piazzare i fumetti sui quotidiani nazionali: la UFS ( United Feature Syndicate).

Per Schulz è un sogno, essere rappresentato da un agenzia gli avrebbe aperto la possibilità di vedere le sue strisce stampate su i più grandi quotidiani degli Stati Uniti.

Charles Schulz cambia nome ai ragazzini

Ma quasi immediatamente sorge un problema: Tack Knight, autore del fumetto Little Folks reclama i diritti esclusivi per il titolo e nonostante il titolo in questione in realtà sia diverso, il suono che ne deriva una volta pronunciato è quasi identico. Non c’è niente da fare, Schulz e la UFS devono trovare un nuovo nome alla striscia.

“Ma non è uguale!” sbraitò Schulz.

Larry Rutman, il direttore generale della UFS, nella sua lunga carriera aveva già avuto a che fare con autori che si sarebbero fatti tagliare un braccio piuttosto che cambiare anche solo una linea nei loro disegni, tuttavia in Schulz stava notando un margine nel quale poter insistere.

“Ma Charlie, il titolo non è la cosa più importante…  sarebbe stato importante nel momento in cui la serie fosse già stata famosa, ma la tua deve ancora debuttare a livello nazionale, nessuna la conosce, dobbiamo semplicemente battezzarla”.

Rutman era contento che Schulz non si trovasse a New York ma a diecimila km di distanza, parlare per telefono nonostante potesse essere complicato avrebbe preteso una conclusione nel momento in cui avrebbero messo giù le cornette.

“Ma le vignette sono nate come Li’l Folks, nella mia testa sono Li’l Folks, quando penso a loro penso a Li’l Folks”.
“Non immagini neanche quante volte è capitato che un autore abbia dovuto cambiare il titolo di un libro, di unapoesia o di un fumetto. Capita tutti i giorni, del resto con il tuo titolo il fumetto non può uscire. Non possiamo permetterci una causa ancor prima di lanciare la striscia” rispose Rutman.
“Va bene” mugugnò Schulz che, per quanto dispiaciuto, capiva benissimo quale era il problema.
“Ora, Charlie, vogliamo sapere da te se hai qualche idea?” chiese Rutman.

Schulz in realtà aveva pensato a qualche altro titolo ma tutti gli sembravano poco attraenti.

“Avevo pensato a qualcosa tipo Charlie Brown, oppure Il Buon Vecchio Charlie Brown. Seguiamo lo schema classico, il nome del protagonista della striscia come titolo della serie. Magari aggiungendosi un aggettivo, un po’ come ha fatto Herriman con Krazy Kat”.
“Beh… sì… può essere un idea” disse Rutman.

A Schulz però Rutman parve perplesso.

“Non andrebbe bene?” chiese.
“Guarda Charlie, qui alla UFS abbiamo chiesto suggerimenti a ogni singola persona che lavora da noi, sai che ci teniamo molto al fumetto” disse Rutman.

Schulz capì che Rutman stava solo cercando di allungare il brodo, il nome lo avevano già trovato e la reticenza del direttore tradiva solo un dato di fatto: il nome trovato doveva essere una vera schifezza.

Charles Schulz cambia nome ai ragazzini

“Avete già pronto qualcosa vero?” chiese Schulz.
“Sì Charlie, e secondo me è il nome migliore che si possa usare.”
“ Ok, sentiamo allora?” disse Schulz che stava iniziando a innervosirsi.
Peanuts!” esclamò Rutman.
“Come?” chiese Schulz abbastanza sbalordito.
“Peanuts” ripete Rutman.
“Cioè? Noccioline?” rispose Schulz.
“Beh, non proprio” disse Rutman.
“E che significa allora?”
“Cosucce” disse Rutman.
“Come cosucce? Che significa? Cosucce insignificanti? Di nessun valore?” Chiese Schulz che non credeva alle proprie orecchie.
“Senti Charlie, in alcuni show televisivi la balconata dei bambini viene chiamata Balconata Peanuts, e la televisione la vedono oramai tutti, immagina che pubblicità ci porterà questa cosa?” insistette Rutman.
“Visto che avete già deciso, arrivati a questo punto sono sicuro che la mia opinioni conti poco”.
“Charlie la tua opinione conta tanto ma siamo sicuri che questa sia la decisione giusta” disse Rutman in tono autoritario.

“Se avete deciso di vendere il mio fumetto sfruttando il nome della balconata di uno show televisivo fate pure, ma sappiate che miei ragazzini diventeranno molto più famosi di qualunque stupido show televisivo” disse Schulz.

Rutman non poté fare a meno di sorridere.

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