I gialli del commissario Gigi Berté, un mix di raziocinio e passione per una serie con un autore misterioso

Le forbici della spending review hanno decisamente infierito sul budget del Ministero Degli Interni al punto di inglobare questure e commissariati, incorporare distretti e caserme della Polizia di Stato nel nome del risparmio.

La letteratura italiana di genere, al contrario, sembra non risentire affatto di questa tendenza, anzi assistiamo ad un fiorire di nuovi personaggi, di nuove situazioni sparse uniformemente lungo l’italico stivale.

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Un personaggio interessante arrivato ormai alla sua quarta avventura, è il commissario Gigi Bertè che nasce dalla penna, o dalla tastiera, di Emilio Martini, autore di cui parleremo in seguito.

Trasferito in Liguria, località Lungariva (immaginaria come da manuale) da Milano per ancora poco chiari motivi disciplinari, l’aitante funzionario, i cui dialoghi interiori sono parte integrante del plot, si trova catapultato in una realtà assolutamente agli antipodi di quella della metropoli lombarda.

Cittadina a vocazione turistica, affollata d’estate, deserta da settembre a maggio, Lungariva appare come un confino agli occhi del nostro ma, come da tradizione, la provincia italiana riserva parecchie sorprese…

Le sorprese non mancano anche dal punto di vista dei piaceri: il piacere del palato vista la propensione del commissario ad abbandonarsi alle delizie gastronomiche locali preparate e servite dalla procace Marzia, giunonica proprietaria della pensione dove Gigi Bertè alloggia, e anche alle di lei forme stesse in perfetto contraltare con quelle di Patty, ex fidanzata milanese dal fisico snello stile top model con la quale il rapporto non è mai terminato.

Nato a Milano da genitori calabresi, Gigi Bertè è un mix di raziocinio e passione; nonostante il mestiere è assai sensibile ai morti ammazzati e, per aiutarsi nelle indagini, si immedesima nelle vittime e quando tutto sembra non avere soluzione, cosa fa? Scrive brevi racconti gialli.

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Sì, parafrasando una locuzione cinematografica, movie-movie, le opere si possono definire dei book-book, che contengono questi racconti strani, quasi onirici che il commissario scrive sapendo che non verranno mai letti da nessuno e quindi mai pubblicati.

La struttura dei romanzi è quella classica del giallo con delitto e soluzione del caso ma l’atmosfera, viste le varie situazioni nelle quali si sviluppa, è classica del noir con qualche finale niente affatto consolatorio.

L’autore Emilio Martini si può definire, si consenta il paragone, l’Elena Ferrante del giallo italiano visto che nessuno ne conosce l’identità essendo il nome uno pseudonimo.

Sono state fatte diverse illazioni sull’identità dello scrittore, su tutte quella di funzionario di polizia ma si è anche vociferato di un latitante appartenente alla criminalità organizzata, quest’ultima chiaramente ammantata da leggenda metropolitana.

Vista la serialità dei romanzi, si consiglia la lettura in ordine cronologico quindi:

  • La regina del catrame
  • Farfalla nera
  • Chiodo fisso
  • Doppio delitto al Grand Hotel Miramare

In fondo non è sempre Montalbano…

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