Ultima parte del viaggio di Daniele Cutali nell’incredibile mondo di Geralt da Rivia, il terribile strigo nato dalla fantasia di Andrzej Sapkowski

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In precedenza annunciata per febbraio 2015, l’uscita di The Witcher 3: Wild Hunt viene posticipata al 19 maggio per permettere a CD Projekt RED di rifinire e smussare al meglio i dettagli del gioco.

La software house polacca, nonostante sia ormai diventata una big del mercato mondiale, ci tiene a rimanere ancorata alle proprie origini, ovvero fare le cose per bene e non deludere gli aficionados dimostrando per l’ennesima volta serietà, professionalità e grande passione per il proprio lavoro.

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The Witcher 3, fa ancora un grande salto in avanti e rende il mondo dello strigo ancora più profondo, più “vivibile”, da giocare, esplorare, vivere e combattere.

Il RED Engine, con enormi rinnovamenti tecnici a partire dal metodo di combattimento, dal lancio dei segni magici, dalla gestione dell’inventario e altre cosucce del genere, arriva alla versione 3 e punta i piedi sull’acceleratore.

Tecnicamente diventa il termine di paragone, nonostante la presenza sul mercato del motore grafico Frostbite 3 di Dragon Age: Inquisiton (crpg open world di Bioware, gioco concorrente-amico).

Quest’ultimo però viene dato in licenza da DICE, sviluppato per la famosissima serie di guerra Battlefield, fps tutto da guardare (first person shooter, “sparatutto in prima persona” per chi non ama gli acronimi inglesi), e non programmato internamente da Bioware stessa.

Ecco che The Witcher 3 diventa “IL” gioco di ruolo per computer del 2015. La trama prende il via poco tempo dopo gli avvenimenti di The Witcher 2: Assassins of Kings e troviamo un Geralt di Rivia più maturo non soltanto a causa della barba che lo contraddistingue in questo capitolo, bianca come i suoi capelli, ma più ferito nel corpo e anche nell’anima.

Ormai l’Impero Meridionale di Nilfgaard ha attaccato e conquistato i Regni Settentrionali grazie alle lotte intestine innescate da Letho di Guleta, lo strigo rinnegato che aveva assassinato Re Foltest di Temeria nel secondo capitolo.

C’è però qualcosa di più grande e oscuro in ballo: la Caccia Selvaggia, l’armata di spiriti elfici portatori di sventura, è tornata.

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Yennefer di Vengerberg, la maga dalla quale Geralt si è separato da tempo e di cui è ancora innamorato, torna a cercarlo perché gli spiriti della Caccia stanno inseguendo Ciri, la ragazzina a cui lo strigo è legato a causa degli insegnamenti che le ha impartito alla scuola di Kaer Morhen, sede della gilda degli strighi nei romanzi di Sapkowski.

Attraverso una miriade di missioni secondarie, c’è talmente tanto da fare in questo gioco che a volte si può perdere la bussola, se si è neofiti del genere open world.

Si può avere la stessa sensazione per Dragon Age: Inquisition, appunto, e per il capolavoro di riferimento The Elder Scrolls V: Skyrim.  Ma la soddisfazione di esplorare scenari che altrimenti vedremmo soltanto nella nostra testa è impagabile.

Nella nostra testa o tra le righe delle pagine scritte da Andrzej Sapkowski. L’Editrice Nord continua con successo, infatti, la pubblicazione dell’opera completa del genio polacco.

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È recente l’uscita de La Torre della Rondine, quarto romanzo della pentalogia dedicata a Geralt di Rivia. Quale migliore occasione, di nuovo, dell’uscita di The Witcher 3: Wild Hunt per far impennare le vendite?

In attesa di vedere cosa accadrà allo strigo in futuro, sia sul monitor del PC che su carta, intanto ci tuffiamo nelle lande virtuali e infinite di Temeria, ché ci sono dei mostri da cacciare laggiù, eh?