Abbiamo aperto una polemica con l’amministrazione di Padova, la nostra città, per il modo con cui viene trattata la Cultura. Cerchiamo di capire perché realtà diverse come Sugarpulp, il Radar Festival, la Biennale Internazionale Cappochin o il Biologico in Piazza hanno deciso di andarsene.

Iniziamo dal paradosso: in una città che ha la pretesa di definirsi “Città della Cultura” l’assessore alla Cultura è, come scritto nel sito del comune di Padova, assessore con delega a Ambiente, Agenda 21, Urp – Rete civica, Contratti; dal 16/04/2015 Avvocatura; dal 31/07/2015 Cultura, Musei, Spettacolo.

Questo già la dice lunga sull’importanza che questa amministrazione attribuisce alla Cultura, dato che all’Assessore Matteo Cavatton è stata data la delega alla Cultura soltanto dopo le dimissioni dell’Assessore Rodeghiero.

Evidentemente per questa amministrazione si tratta di un assessorato di scarso valore dato che basta occuparsene a mezzo servizio.

L’aspetto più insolito è che il sindaco Bitonci si è tenuto la delega al turismo, fatto quantomeno sorprendente in uno stato come l’Italia in cui il fatturato turistico delle città d’arte è un assett stratetico sopratuttto per i turisti straniere e per quelli altospendenti  (come riporta l’Ansa), ancora più sorprendente se si sta parlando della Regione che ha il maggior numero di turisti in Italia e tra le prime in Europa, cioè il Veneto.

Come sia possibile separare Cultura e Turismo in una città come Padova rimane un mistero.

Nello specifico fa un po’ sorridere un assessore che neo-insediato non trova niente di meglio da dire che “se Ferrara può ospitare a Palazzo dei Diamanti una mostra su Matisse, anche Padova ha le carte in regola per un’esposizione organizzata dal Comune su un grande artista del secolo scorso. Non voglio anticipare nulla ma stiamo iniziando a studiare diverse possibilità, assieme ai tecnici del settore. Poi c’è anche un altro progetto cui tengo molto” (fonte: Il Mattino di Padova).

Come al solito un po’ di sano provincialismo, ovvero facciamo la corsa su Ferrara (con il massimo rispetto per una città splendida) e non su Venezia, Milano, Firenze e Roma… città che sono i punti di riferimento del turismo nazionale.

Il modo di ragionare poi resta sempre lo stesso: si chiama da fuori il solito “big” pseudo-televisivo che fa brand di sé stesso, lo si paga e si procede con la solita mostra fotocopia di tante altre città.

E le realtà locali? E chi lavora da anni sul territorio? E chi promuove il brand di Padova con risultati eccezionali in Italia e all’estero? Niente, non pervenuto.

Il motivo è molto semplice: chi decide ignora completamente il tessuto sociale e culturale della città. Cosa ancora più grave queste persone sembrano non voler capire il reale valore di quello che succede a Padova.

Sarebbe bello che qualcuno spiegasse alla città per quale motivo un assessorato centrale e di fondamentale importanza per Padova sia stato affidato a mezzo servizio a chi deve continuare a fare anche l’assessore al Verde.

Sarebbe bello che qualcuno spiegasse alla città perché invece di valorizzare lo strepitoso patrimonio artistico di Padova e le sue grandi risorse umane si decida troppo spesso di pagare ospiti nazionalpopolari, certamente riconoscibili, ma che non hanno alcun rapporto con il territorio.

Persone che durante l’anno non danno niente alla città ma che sembrano scoprirla solo in queste occasioni, e cioè quando si tratta di incassare lauti cachet, con buona pace di chi a Padova ci vive e ci lavora 365 giorni all’anno.

Ci sarà un motivo se se ne vanno da Padova realtà completamente diverse tra loro come la Biennale di Architettura Cappochin, il Radar Festival, il Biologico in Piazza

Di fronte a questo scenario noi scegliamo di portare avanti la nostra battaglia senza arretrare di un passo: siamo convinti che la crisi che stiamo attraversando come società sia culturale prima ancora che economica e scegliamo di puntare tutto sulla cultura.

Un grande abbraccio a chi ha scelto di ferirla: è nostra opinione, invece, ritenere che sia fondamentale diffonderla il più possibile e celebrarla nella nostra collettività.

 

Giacomo Brunoro

Matteo Strukul

Andrea Andreetta

Massimo Zammataro 

  • Non posso che concordare parola per parola con la crew di Sugarpulp, un’associazione senza scopo di lucro che va avanti con il crowdfunding e la passione dei suoi membri, realtà che sta prendendo radici anche al di fuori del Veneto come in Piemonte, per esempio, terra del sottoscritto e di qualche altro bravo autore. Si sa: di questi tempi i tagli lineari vengono fatti dove la spesa è senza ritorno, ovvero sul sociale. Sanità, welfare, arte e cultura in genere. Odio ripetermi, ma se si continua così, con la cecità e l’assenza di lungimiranza a partire dai piccoli enti locali per finire al Governo nazionale, arriverà a disgregarsi il tessuto dell’intera società. Purtroppo la realtà è questa, e presto verrà un Medioevo prossimo venturo, nel quale il popolo ignorante è guidato da pochi eletti. Non a caso gli analfabeti funzionali aumentano in modo vertiginoso e sono sotto gli occhi della quotidianità: mancanza totale di discernimento e di capacità critica. La cultura deve essere di tutti! E uno Stato che si voglia definire tale deve sostenerla. Rivoluzione culturale subito!

  • F T De Nardi

    vero, concordo appieno. Che vergogna, i libri vengono sempre messi in secondo piano, anzi, messi da parte proprio.

  • Massimo Norbiato

    Condivido tutto come cittadino Padovano e come appassionato di fotografia, appartenente al Fotoclub Padova, devo lamentare l’assoluta noncuranza per questo settore che ha visto tagliate le già poche manifestazioni per non parlare del Palazzo della Fotografia prima promesso, anche se in una zona di Padova infelice, e poi cassato definitivamente.

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