Tantissimi autori oggi inseriscono scene piccanti nei propri libri, una moda con un notevole passato ma che ultimamente dilaga.

Uno dei quesiti che tormentano da sempre la letteratura è se questa si debba interessare nel dettaglio della vita umana. La risposta appare anche abbastanza semplice: certo che sì, dal momento che deve raccontare gli uomini. E se non descrive le loro vite, che letteratura è?

Si arriva a un punto, però, dove i pensieri si dividono e nascono due schieramenti nettamente opposti: quando si parla di sesso.

Il tema non è certo nuovo nell’universo dei libri, anche se nel corso dei secoli (soprattutto dopo l’affermazione della Chiesa) è stato trattato o con le pinze o in clandestinità, spesso relegandolo a libretti satirici e osceni.

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Poi è arrivata la contemporaneità, con la voglia irrefrenabile di abbattere tutti i tabù: ecco quindi che parlare e scrivere della vita intima di ognuno di noi è diventato non solo “normale”, ma quasi “doveroso” per non essere etichettati come reazionari.

L’exploit di certe icone porno, in Italia soprattutto, ha quindi dato una stoccata decisiva alla materia.

Quindi è giusto inserire particolari piccanti dovunque, nemmeno fosse il prezzemolo? A seguire l’insegnamento della E.L. James, la “mamma” del soft-porn con le sue Cinquanta sfumature di grigio questi possono diventare la trama stessa.

In pratica fino a diventare un lungo film a luci rosse, su carta, muto se non le parole che rimbombano nella testa del lettore. Più un horror che altro.

A parte le battute, la smania di raccontare il sesso non è nuova ma recentemente ha preso il piede tra il grande pubblico: dal già citato caso letterario della trilogia al “nostro” Fabio Volo, passando per un apparentemente pervertito Adam Thirlwell che nel suo Politics fa largo uso di situazioni in camera da letto (e non solo).

Scelta obbligata per raccontare un oggi sessomane e incapace di amare platonicamente?

Se si parla di società aggressiva, nemmeno Pasolini aveva fatto ricorso a così tanta carnalità per raccontare i suoi ragazzi di vita, che l’amore lo conoscevano principalmente grazie alle prostitute.

E in generale, gi autori del secolo scorso, a parte qualche eccezione scandalistica, omettevano le descrizioni che invece adesso riempiono pagine e pagine.

Mai come adesso, infatti, si parla dell’essere umano nelle proprie funzioni (digestive, respiratorie, sessuali, ecc…) ma lo viviamo come un qualcosa che dobbiamo continuare capire e mai vivere.

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Un esempio si trova nella cinematografia nipponica: l’uso di personaggi come le prostitute e loro “servizi” ai clienti riempiono sempre più il grande schermo, come si è potuto constatare nell’ultima edizione del Far East Film Festival di Udine.

Guardiamo e siamo ossessionati del corpo perché in fondo abbiamo paura di viverci affondo, e preferiamo il “torbido” letterario per far finta di non riconoscerci appieno.

Con ciò non dico che il sessso raccontato sui libri sia sinonimo di oscenità: le esperienze legate a questa sfera sono raccontate megnificamente da Pennac in Storia di un corpo e disvelate nella loro innocenza adolescenziale da Ammaniti. Se non sono i libri a trattare tutto ciò, chi lo deve fare?

Il pubblico generalista amerà sempre e comunque quei libri che presentano scene hot a buon mercato, è sempre stato così.

Ciò che si può sperare è che si punti su personaggi che sovrastano l’aspetto erotico,con la propria psicologia: un lavoro complesso senza dubbio, ma unica soluzione a non rendere il rapporto fisico solo uno “spettacolo” da guardare con fare eccitato.

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